Da
quando ci si interroga su quale sia la vera origine
dei crop circles, sono fiorite teorie per tutti
i gusti, più o meno affascinanti e più o meno
scientificamente fondate. Una di queste teorie
sostiene che i crop circles siano in relazione
con il campo magnetico terrestre, e dipendano
in certa misura da quest’ultimo, il quale li condiziona
in modo rilevante. Vuoi perché la Terra è un pianeta
vivente, vuoi perché alcune forze “celesti” sfrutterebbero
tale campo magnetico per dare luogo alla creazione
di crop circles.
Poiché il campo magnetico terrestre è in relazione
(spiegheremo più avanti come) con quello del Sole,
quest’ultimo sarebbe coinvolto nel processo che
riguarda l’origine dei cerchi nel grano. Il sole
infatti è una stella viva, pulsante, ed ha dei
cicli: ogni 11 anni circa ha un picco di attività
durante il quale bombarda la terra di radiazioni,
raggi X, ultravioletti e particelle ultraenergetiche.
Durante questo periodo detto anche “massimo solare”,
il campo magnetico della Terra viene in qualche
modo alterato, e la creazione dei crop circles
ne risente positivamente; tanto che si sostiene
che i periodi di evoluzione dei cerchi nel grano
corrispondono ai periodi di massima attività solare,
di tempeste solari, di irraggiamento della Terra
da parte del vento solare. Perché, evidentemente,
il vento solare sollecita ed amplifica la vibrazione
del campo magnetico terrestre, il quale vibrando
facilita la creazione dei crops: interagendo con
la materia e l’acqua del pianeta stesso (secondo
il principio della cimatica) e/o creando condizioni
favorevoli perché altre forze “non meglio identificate”
possano sfruttare questa condizione per dar vita
ai cerchi. Si sostiene da varie parti che molti
crop hanno un aspetto “solare”, e sono apparsi
in seguito ad esplosioni solari o in concomitanza
con periodi si massima attività solare o di tempeste
geomagnetiche.
In quest’ottica assume un certo rilevo la notizia
di questi giorni, secondo la quale dei nuovi studi
– smentendo una previsione che si era ormai consolidata
– prevedono che sta iniziando un nuovo ciclo solare
più intenso dei due precedenti. La notizia è musica
per le orecchie di quanti, tra gli studiosi e
gli appassionati di crop circles, ritiene che
l’attività solare abbia una influenza su questo
fenomeno.
"Possiamo
predire che il prossimo ciclo sarà dal 30% al 50%
più forte dell'ultimo ciclo", dice il creatore
di un nuovo modello di analisi, Mausumi Dikpati,
del National Center for Atmospheric Research's High
Altitude Observatory in Colorado, Stati Uniti.
Il Sole è attualmente vicino la sua minima attività,
in coda al suo ciclo solare numero 23. "L'assalto
del prossimo ciclo sarà differito da 6 a 12 mesi,
iniziando tra il tardo 2007 o gli inizi del 2008",
dice Dikpati. Il prossimo massimo sarà probabilmente
nel 2012.
Il
Team della Dottoressa Dikpati ha analizzato il problema
prendendo in esame le teorie delle dinamiche solari
e l'osservazioni del Sole fin dal 1880. Il risultato
è un modello solare con una "memoria"
ventennale dell'attività del suo campo magnetico.
Il nuovo modello, applicato al passato, sarebbe
stato in grado di descrivere dal 16° al 23° ciclo
(quello cioè attuale) con una precisione del 97%.
Se il modello riesce in predizioni accurate, finalmente
risponderà alla domanda vecchia di 150 anni che
riguarda "da che cosa sono effettivamente provocati
i cicli di macchie solari", ha detto David
Hathaway, un astronomo solare della NASA presso
il Marshall Space Flight Center ad Huntsville, Alabama,
Stati Uniti, durante una conferenza stampa lunedì
6 marzo 2006.
E capire il ciclo solare non è solo importante per
scienza. Se le linee di campo magnetico che appaiono
sulla superficie del Sole sono ruotate, la macchia
può produrre bagliori solari e coronali con emissioni
di radiazioni ed espulsione di particelle in direzione
della Terra.
Tali tempeste solari possono disgregare l'atmosfera
superiore della Terra, provocando numerosi problemi.
Sapere quindi quando è probabile che un ciclo si
alzi potrebbe essere particolarmente importante,
dice Richard Behnke, direttore del settore Ricerca
della US National Science Foundation's Upper Atmospheric.
I
nuovi risultati contraddicono quelli di un modello
pubblicato nel 2005 che riteneva il prossimo ciclo
tra i più deboli degli ultimi 100 anni. Leif Svalgaard,
un membro del team che ha sviluppato quel modello,
dice il punto di discordia è semplicemente uno:
"Per quanto tempo il Sole ricorda il suo campo
magnetico? " Ambo i modelli sono basati sull'idea
che il movimento delle macchie del Sole è guidato
da una corrente di plasma che spinge i resti delle
macchie verso i poli dove poi affondano. Ma il modello
di Svalgaard presume che i campi polari che rimangono
quando un ciclo declina, poi "seminano"
le macchie solari del successivo ciclo - infatti
le forze del campo magnetico dell'ultimo ciclo indicano
direttamente quale sarà la forza delle macchie solari
del ciclo solare successivo. "Noi pensiamo
che il Sole dimentichi la sua memoria magnetica",
Svalgaard scrisse su "New Scientist".
Nel modello nuovo di Dikpati, i resti delle macchie
solari sono portati verso i poli ed in giù ad una
profondità di circa 200mila chilometri, da una specie
di cintura di plasma trasportante, nell'arco di
circa 20 anni. Sono poi portate indietro da un flusso
lento verso l'equatore, ed eventualmente ancora
una volta affiorano come macchie solare.
Questo significa che la forza del prossimo ciclo
dipenderebbe dalla forza dei campi polari degli
ultimi tre cicli. I cicli 21 e 22 erano relativamente
forti, mentre il ciclo 23 era debole, così il modello
di Dikpati predice che il prossimo ciclo sarà più
forte, mentre Svalgaard ritiene che sarà più debole,
[…] e non sarà affatto ritardato: "stiamo attendendo
da un momento all'altro le prime macchie del novo
ciclo"

"Minimo
solare" del Dicembre 1996, e “massimo solare”
del Gennaio 2000.
Fonte:http://www.nasa.gov
Fin
qui la notizia degli ultimi giorni. Ora proviamo
a capire meglio cosa c’entra tutto questo coi crop
circles.
Accade che il Sole ha un campo magnetico diverso
da quello terrestre, e all’equatore i gas ruotano
più velocemente che alle latitudini maggiori, torcendo
e stirando le linee del campo magnetico, ripiegandole
sulla superficie, impedendo la risalita dei gas
e del calore dall'interno della stella, provocando
così la formazione di regioni più fredde, e quindi
più scure: le “macchie solari”, cioè zone magnetizzate
di gas più freddo che per contrasto appare scuro
(hanno una temperatura di circa 4000°C, rispetto
ai 5700°C della fotosfera ed in realtà sono brillanti,
ma per contrasto con le zone circostanti appaiono
di colore nero).
Le macchie solari sono una sorta di macchie scure
che temporaneamente appaiono sulla "pelle"
del Sole, quando le linee del campo magnetico vicino
lo strato esterno della stella spingono attraverso
la superficie (impedendo la risalita dei gas solari
e formando così aree più fredde, i “pori” e poi
le "macchie" appunto).
Ad ogni modo quando regioni di polarità opposta
si incontrano, si sprigionano allora enormi quantità
di energia magnetica, che vengono espulse nello
spazio raggiungendo anche la Terra. Si tratta del
cosiddetto “vento solare”, fortemente ionizzato,
carico di elettroni e protoni e dovuto anche alle
esplosioni nella corona del Sole (cioè nella parte
esterna dell’atmosfera solare), che danno luogo
alle “tempeste solari”.
Poiché il vento solare è un plasma, porta con sé
il campo magnetico del Sole. Fino ad una distanza
di circa 160.000.000 km (cioè poco oltre l'orbita
terrestre) la rotazione del Sole sposta il vento
solare in una traiettoria spirale, trascinando con
sé le linee di campo magnetico.
La Terra si può paragonare a una calamita, inclinata
di 11 gradi rispetto all’asse di rotazione terrestre.
Il campo magnetico generato dalla Terra è molto
debole: circa 1000 volte minore di quello generato
da una comunissima calamita.
Nonostante sia debole, è proprio il campo magnetico
terrestre a protegge la Terra dal vento solare,
costringendo le particelle cariche, come quelle
“sparate” dal Sole, a spiraleggiare intorno alla
sua direzione. E tuttavia questo scudo magnetico
non circonda la Terra come un guscio. Il campo magnetico
punta infatti verso i poli magnetici da sud a nord
e in corrispondenza dei poli forma una specie di
imbuto. Per questo motivo le particelle cariche
del vento solare, mentre spiraleggiano intorno al
campo magnetico, sono accompagnate fino alla ionosfera,
lo strato più alto dell’atmosfera terrestre.
In ogni caso il campo magnetico terrestre vibra
in risonanza con i campi magnetici solari. E’ proprio
questa ultima considerazione, senz’altro veritiera,
che viene ripresa da alcuni studiosi e ricercatori
di crop circles per coinvolgere il Sole nella creazione
dei cerchi nel grano. Parliamo ad esempio di coloro
i quali ritengono che i crop circles siano una derivazione
della cimatica, e quindi in parte dipendenti dalle
vibrazioni sonore e magnetiche: “indotte” se si
crede a forze “celesti” o agli “UFO”, naturali e
terrestri se si crede a Gaia il Pianeta che vive.
E se – come è vero – il campo magnetico terrestre
è influenzato dai campi magnetici solari e dal vento
solare, allora anche il Sole – come detto all’inizio
di questo articolo - ha un ruolo nella creazione
dei crop circles.
E’
effettivamente così?
Non possiamo escluderlo al 100% ma abbiamo dei seri
dubbi sulla attendibilità di questa teoria. Ammettiamo
anche che l’origine dei crop circles abbia a che
fare con il campo magnetico terrestre (cosa affatto
acquisita e tutta da dimostrare); e rendiamoci disponibili
a capire che ruolo, anche in questa eventualità,
possa giocare il Sole.
Ebbene l’origine del campo magnetico terrestre è
per la quasi totalità (96% circa) interna. Solamente
il restante 4%, detto campo residuo, è dovuto al
contributo delle anomalie magnetiche, di scambi
elettrici tra atmosfera e superficie terrestre,
e degli sciami di particelle cariche provenienti
dallo spazio, in specie dal sole. Quindi possiamo
al più ammettere che gli elettroni e i protoni del
vento solare siano soltanto dei protagonisti secondari
di questa storia, il cui vero protagonista resta
il campo magnetico terrestre. E’ dunque lecito sostenere
che questo protagonista secondario è talmente influente
(e quindi non più secondario) da giustificare una
relazione causa-effetto di tipo direttamente proporzionale
tra attività solare – campo magnetico e crop circles?
Appare una forzatura. Anche perché se andiamo a
vedere quali sono stati gli ultimi due “massimi
solari”, ci rendiamo conto che non esiste alcuna
proporzione diretta con la comparsa dei crop circles
sul nostro Pianeta.
Nel
2004 ci sono stati tre giorni senza nessuna macchia,
il 27 Gennaio, il 10 e l' 11di Ottobre. “Questo
è un segno - dice Hathaway - che il minimo solare
'e iniziato, ed è iniziato prima di quanto noi ci
aspettassimo”.
Eppure in Canada sono apparsi 2 cerchi tra il 6
ed il 16 Ottobre 2004 (Assiniboia, Moose Jaw; Waterloo),
cioè proprio all’interno di questa fase di assoluto
minimo solare.
Ma vediamo i massimi. L’ultimo massimo solare si
è verificato sul finire del 2000 – inizio del 2001,
quindi possiamo considerare una ampia “fascia massima”
che comprende gli anni 1999-2002, con epicentro
a cavallo tra 2000 e 2001 (nel grafico sotto: valori
delle ascisse attorno o superiori a 100 macchie
solari – relative sunspot number). Il massimo solare
precedente fu attorno 1989 (consideriamo massima
la “fascia” 1988-1992).

C’è
stato in questi periodi un aumento dei crop circles?
In Inghilterra durante l’ultimo “massimo solare”
(largamente inteso come 1999-2002) si sono registrati
circa 550 casi, che se confrontati con la precedente
fase minima (1994-1997 che nel grafico sopra indica
dei valori non superiori a 50 “relative sunspot
number”) in cui ne sono stati segnalati quasi
700, sono circa 150 in meno.
I conti non tornano neppure analizzando i casi
anno per anno, poiché all’aumentare delle macchie
solari e dell’attività solare non corrisponde
un maggior numero di crop circles, bensì spesso
inferiore.
Se il grafico dei cicli solari segna curve concave,
quello del numero dei crop circles non disegna
curve convesse ma neppure coerenti con quelle
dei cicli solari.

Se
facciamo riferimento al “massimo solare” precedente,
le riflessioni non cambiano molto. Nel 1989, anno
in cui la Terra fu investita – attorno al mese
di Marzo – da un vero e proprio uragano solare,
in Inghilterra si registrano solo 2 crop circles
a Gladestry: in media con gli anni vicini. Nel
2000 se ne registrano 3, e nel 2001 (ancora in
fase di massimo, ma ormai calante) se ne registrano
11.
Uno studio più approfondito andrebbe tuttavia
effettuato sui mesi, settimane, perfino giorni,
confrontando l’attività solare con la comparsa
di crop circles, ma questo tuttavia non solo esula
dalle nostre possibilità, ma appare forse perfino
ingiustificato, poiché i macro-dati non sembrano
indicare neppure tendenzialmente che questo legame
possa realmente esservi.
A titolo di esempio leggiamo dal libro di Adriano
Forgione intitolato “Scienza, mistica e alchimia
dei cerchi nel grano”, dove si dice che la formazione
apparsa a Windmill Hill il 18 luglio 2002 si è
materializzata poco dopo un’esplosione solare.
Nel libro non si quantifica il “poco” dopo (mediamente
il campo magnetico terrestre viene irraggiato
dalle particelle solari 48-96 ore dopo l’esplosione).
Non siamo inoltre a conoscenza di tutte le date
in cui si possa essere verificata una esplosione
solare… Ma i dati sul lungo periodo, e tendenziali,
non sembrano confortare l’ipotesi del coinvolgimento
solare.
Abbiamo
scelto l’Inghilterra come esempio, in quanto è
senza dubbio il paese più ricco di crop circles.
Ma supponendo che il vento solare possa riguardare
più direttamente i poli della Terra, potremmo
ripetere questa analisi prendendo ad esempio zone
come il Canada o l’Australia.
In Australia la casistica è talmente ridotta (in
media si ha poco più di un caso l’anno) che è
difficile analizzare statisticamente i dati, e
tuttavia un parziale boom del fenomeno “crops”
australiano è da considerarsi a cavallo tra il
1991 e il 1992, quando il “massimo solare” è passato
da oltre un anno pur essendo ancora a livelli
alti. Invece nel caso del Canada, durante l’ultimo
“massimo solare”, si sono registrati circa 90
casi; mente nell’ultimo minimo circa 15. Tuttavia
sia nel 1999 che nel 1998 ci sono stati più casi
che nel 2000, il che non è coerente con la tesi
del rapporto di proporzionalità tra attività solare
e apparizione di crop circles. Lo stesso guardando
gli anni più recenti: nel 2004 ci sono stati tanti
casi quanti nel 2001 e più che nel 2003, di cui
2 proprio in una fase di “minimo storico” dell’attività
solare. Guardando invece agli anni passati, ricordiamo
che nel Marzo 1989 una tempesta solare causò molti
danni ad alcuni satelliti americani e mandò in
tilt l’intera rete elettrica del Quebec per 9
ore, mentre in altri posti causò diversi guai
di varia natura. Nessun crop, né in Canada né
negli Stati Uniti risulta essere segnalato nel
Marzo 1989. Anzi, in Canada, in tutto il 1989,
anno di massima violenza dell’uragano solare,
ne risultano solamente due, mentre l’anno successivo
(che costituisce pur sempre un “massimo solare”
ma inferiore a quello dell’anno precedente) ben
21.
In Italia infine, sappiamo bene che il boom dei
cerchi nel grano si è verificato nel 2003, e i
casi sono perfino aumentati nel 2004. In sintesi
ci sentiamo si smentire l’idea che il Sole possa
influire sull’origine dei crop circles. Riteniamo
comunque interessante questa ipotesi di studio,
e saremmo lieti di vedere della comparazioni più
dettagliate e scientificamente rilevanti atte
a dimostrare una qualche forma di legame – o viceversa
la totale indipendenza – tra attività solare e
crop circles.
Una
riprova la avremo fra breve. Nella primavera-estate
del 2006 saremo in una fase di minimo solare (corrispondente
al minimo dei minimi se la nuova teoria di Dikpati
non viene confermata dai fatti), e quindi sarebbe
lecito attendersi una stagione di crop circles
tra le più scarse in assoluto. Noi speriamo invece
che sia una stagione prolifica. Per il momento
restiamo convinti che l’attività solare influenzi
certamente i cambiamenti climatici e la vita sulla
Terra, ma abbia poco a che vedere con i crop circles.
Almeno poco a che fare con la “quantità” dei crop
circles… se poi si vuole alludere alla forma o
alla qualità degli stessi, il discorso si complica,
ma ci sentiamo di ribadire che appare inutile
uno sforzo in questa direzione senza prima una
analisi scientifica che abbia dei seri fondamenti.
Ci
si potrebbe obiettare che in realtà quello che
alcuni studiosi sostengono è una relazione tra
crop circles e campo magnetico terreste, e solo
di conseguenza con l’attività solare, nella misura
in cui questa influisce sul magnetismo della Terra
(la cui determinazione però, come detto, è soprattutto
“interna”). Allora dobbiamo fare due brevi considerazioni.
La prima, di carattere generale, solamente per
dire che quanto affermato finora non vuole escludere
l’ipotesi che tra geomagnetismo terrestre e crop
circles possa esserci una relazione. Se c’è tuttavia
andrà spiegata in modo assai più convincente di
quanto sia stato fatto finora, e tenendo conto
che l’attività solare probabilmente non gioca
un ruolo determinante. La seconda considerazione
è che potremmo essere stati fuorviati e aver pensato,
erroneamente, che al massimo di attività solare
debba corrispondere il massimo geomagnetismo terrestre,
laddove invece il problema potrebbe studiarsi
dal punto di vista opposto delle “tempeste magnetiche”,
che si verificano proprio in concomitanza con
i “minimi solari”.
Generalmente, ma non sempre, la tempesta magnetica
inizia con un improvviso aumento, detto SSC (Storm
Sudden Commencement), dell'intensità della componente
orizzontale “H” del campo magnetico terrestre.
L'SSC, pur essendo un fenomeno planetario può
variare in latitudine e tempo locale. Immediatamente
dopo l'SSC (entro un'ora) troviamo la fase iniziale
della tempesta che ha inizio con un repentino
aumento dell'intensità della componente orizzontale
H che può, nell'arco di 2-3 minuti, aumentare
fino a 30 nT

Il
grafico mostra un andamento tipo della componente
orizzontale (H) del campo magnetico terrestre,
come registrato presso l'osservatorio geomagnetico
di L'Aquila, durante una delle ultime tempeste
magnetiche (dal 5/11/2001 al 13/11/2001).
Se però andassimo a cercare i crop circles comparsi
durante questa fase (dal 5 all’11 Novembre 2001)
non ne troveremmo nessuno. Comunque non riscontriamo,
come tendenza generale, alcun rapporto di causa-effetto
tra tempeste magnetiche da un lato e crop circles
dall’altro, poiché se così fosse allora il grafico
2 (vedi sopra) dovrebbe corrispondere a qualcosa
di analogo al grafico 1 rovesciato.
Se poi prendiamo in considerazione i “brillamenti”
solari (cosa da tenere in considerazione poiché
i più frequenti – anche se meno intensi - sono
statisticamente accompagnati da un aumento dell'attività
geomagnetica) dovremmo fare delle considerazioni
ancora diverse.
I brillamenti consistono in rapidi aumenti di
luminosità di zone ristrette della corona solare,
seguiti da una più lenta e graduale diminuzione.
I brillamenti possono raggiungere luminosità uguali
o maggiori dell'intera corona della stella e temperature
superiori a 10 milioni di gradi (MK).
La maggior parte dei brillamenti si verificano
in condizioni di “massimo solare”, ma i più intensi
si verificano durante situazioni di scarsa presenza
di macchie solari, o per meglio dire sono generalmente
seguiti da forti tempeste geomagnetiche. Per affrontare
seriamente il tema in quest’ottica, bisognerebbe
allora disporre di una mappa temporale di tutti
i brillamenti solari da 20 anni a questa parte.
Infine due precisazioni.
-
Il grafico dei cicli solari è stato effettuato,
per quanto riguarda la previsione del prossimo
ciclo, sulla base delle previsioni ritenute attendibili
fino al 2005, e quindi non tenendo conto del nuovo
modello revisionale sviluppato da Dikpati, che
invece prevede una curva assai più alta.
-
Per quanto riguarda le fonti dei dati sui crop
circles, nel caso italiano ci riferiamo alla nostra
casistica (www.cropfiles.it) mentre per la casistica
internazionale ci siamo serviti di quella on-line
di Bertold Zugelder, all’indirizzo www.cropcircle-archive.com.
Seppure trattasi di casistica probabilmente arrotondata
per difetto (a nostro avviso mancano alcuni casi)
l’arrotondamento è minimo e spalmato su tutti
gli anni, pertanto non inficia le linee di tendenza
generale.
Fonti:
http://www.ingv.it/~roma/attivita/geomagnetismo/tempeste/tempeste.html
http://www.cropcircle-archive.com/
http://www.qsl.net
http://www.newscientistspace.com/article/dn8814.html
http://www.nasa.gov/vision/universe/solarsystem/solar_cycle.html
Journal References: - Geophysical Research Letters
(vol 33, L05102); - Focus, n. 92, Giugno 2000.
Articolo
di L.D. per Cropfiles.it