ALLA
RICERCA DEGLI EXTRATERRESTRI
di Alfredo Lissoni
Il lavoro che stiamo per intraprendere non è
dei più agevoli: dimostrare, dalla lettura
degli antichi testi ebraici, che forme di vita extraterrestre
presero contatto con i nostri antenati nella notte
dei tempi. La difficoltà non starà nelle
prove da vagliare e presentare al lettore, perché
esse esistono e sono disponibili già da molto
tempo; quanto nel modo con cui esse verranno presentate.
Chi scrive è, oltreché ufologo da molti
anni, docente abilitato all'insegnamento della religione,
e dunque si rende conto che la chiave di lettura che
andiamo a proporre in questo libro potrebbe offendere
la sensibilità religiosa di qualcuno. Non è
nostro intento, in quanto in quest'opera non affrontiamo
l'importanza o la validità spirituale dei messaggi
religiosi, ma solo l'aspetto storico, cronachistico,
di una serie di eventi descritti negli antichi testi
rabbinici e veterotestamentari, alla luce di una nuova
chiave di lettura; altri autori hanno già presentato
un analogo approccio alla questione, sin dagli anni
Cinquanta (attualmente i due più celebri sono
il saggista svizzero Erich Von Daeniken e l'orientalista
ebreo Zecharia Sitchin); ma riteniamo che, con questo
libro, questa sia la prima volta che siano sviscerati
ed analizzati nella loro interezza i "jewish
UFO files" (come li abbiamo ribattezzati), ovvero
i documenti ebraici antichi che riferiscono di visite
extraterrestri nel passato; visite che la mitologia
o la religione hanno ammantato di significati mistici.
E però non dobbiamo dimenticare che, con questo
approccio, stiamo lavorando nel campo delle ipotesi
di studio e non, è il caso di dirlo, delle
"verità" di fede.
Gli scettici e gli atei obietteranno che gli antichi
testi sacri non hanno valore storico, che le figure
che essi presentano sono immaginarie, che l'esistenza
reale dei personaggi biblici non è mai stata
dimostrata e che sia ascrivibile, a tutti gli effetti,
ad un mito.
Nel dimostrare che così non è, abbiamo
deciso di procedere in due direzioni: da una parte
ci siamo appoggiati a tutte quelle conferme scientifiche
(principalmente geologiche, archeologiche e filologiche)
che ci dimostrano che una fetta cospicua degli eventi
descritti nell'Antico Testamento trovano una rispondenza
reale in ciò che afferma anche la scienza;
dall'altra, per verificare la genuinità dei
racconti, abbiamo messo a confronto "leggende"
e tradizioni religiose di tutto il pianeta, in cerca
di punti di contatto e di comuni tradizioni. Il motivo
di questa seconda indagine era già stato spiegato
anni fa da Erich Von Oaeniken: "Mi si può
chiedere cosa c'entrino gli antichi testi sumeri,
la Bibbia e il 'Popol Vuh' guatemalteco. Secondo me
i passi citati dimostrano che i racconti relativi
a quei tempi antichissimi hanno un'origine unica per
tutti i popoli della Terra. E la ragione è
evidente: questi racconti sono antichi come l'homo
sapiens e derivano dagli 'iniziatori' della nostra
specie."
Condividiamo, come molti altri, la tesi che la Terra
sia stata visitata nel passato da astronauti extraterrestri;
e riteniamo che il fenomeno UFO, già riconosciuto
da alcuni governi del pianeta come oggettivo - quale
che, ne sia la reale natura - sia l'unica spiegazione
valida e credibile per giustificare queste antiche
presenze, nelle quali la fantasia degli uomini ha
visto la discesa degli angeli o degli dèi.
Già l'astrofisico americano Carl Sagan, molti
anni addietro e prima di diventare uno "scettico
d'ufficio" sugli UFO per motivi di opportunismo,
si era sbilanciato nell'affermare che gli antichi
sumeri dovevano avere avuto contatti con gli extraterrestri:
in troppi sigilli erano raffigurate le stelle ed i
pianeti con una disposizione nota soltanto a chi provenisse
dallo spazio esterno. E l'assirologo americano Fred
Talmimi, presidente dell'Assyrology Research Foundation,
che per quarant'anni aveva lavorato ad una nuova traslitterazione
della scrittura cuneiforme assira (che la scienza
ufficiale avrebbe distorto), così aveva condiviso
la teoria dell'antica discesa degli extraterrestri
sul nostro pianeta: "Il significato della parola
'dio', di origine assira, andrebbe tradotto letteralmente
con 'in testa sopra le fiamme'"; ovvero con un'immagine
che, nei più tardi scritti ebraici ed etiopi,
indicherà le strane "macchine volanti"
del Signore, gli UFO. Talmimi, con trent'anni di anticipo
sulle teorie di Sitchin (acceso sostenitore di una
ciclica quanto antica presenza aliena sul pianeta),
aveva ritradotto i sigilli e le tavolette assire,
identificando almeno otto categorie di esseri la cui
natura oggi ci induce molto a riflettere e che non
possono essere interpretati se non come razze extraterrestri:
i "raman" o supremi, i "saman"
o "samay" o celesti; i "khalab"
o piloti; i "sapaq" o astronauti; i "sapaqr"
o viaggiatori; i "gabar" o giganti; gli
"aray" o "uomini legati alla Terra";
i "ray" o i Veglianti.
Questi ultimi, in particolare, sono principalmente
collegati ad una ben nota tipologia aliena assai in
voga nei paesi occidentali a partire dalla seconda
metà degli anni Ottanta: i Grigi. Così
definiti per il colore della pelle, bassi (un metro
e sessanta circa), macrocefali, completamente glabri
e con il mento appuntito, caratterizzati da due enormi
occhi coperti da lenti totalmente nere, i Grigi si
comporterebbero come dei robot, privi di emozioni;
svolgerebbero, per conto di esseri dall'aspetto rettiliforme
secondo alcune versioni, umanoide secondo altre, il
compito di scienziati sperimentatori extraterrestri:
rapirebbero esseri umani e, portandoli a bordo di
dischi volanti, effettuerebbero prelievi di sperma
e ovuli che poi manipolerebbero con materiale alieno
da reinserire nelle cavie umane, con lo scopo di creare
un ibrido umano-alieno, forse da installare sulla
Terra; mutilerebbero animali utilizzando una sorta
di laser cauterizzante (i primi casi documentati risalgono
al 1897, assai prima della nascita ufficiale del fenomeno
UFO, datato 1947) forse alla ricerca di sostanze chimiche;
inserirebbero nel corpo dei rapiti "impianti"
organici (ne sono stati sinora recuperati e studiati
oltre una dozzina, due anche in Italia) che servono
come neurotrasmettitori, che permettono da una parte
di individuare in qualsiasi istante la cavia umana
(del resto, anche la nostra tecnologia ora ci permette
analoghe procedure; esiste addirittura una ditta,
la Lotek, specializzata nella costruzione di braccialetti
per il rilevamento con i satelliti) e dall'altra raccolgono,
nel corso degli anni, le nostre secrezioni endocrine,
per monitorare così le fasi del nostro sviluppo
biologico.
Ci sfuggono i motivi di questi esperimenti, dei quali
si dice i governi delle nazioni leader del pianeta
sarebbero a conoscenza ma tacerebbero; i Grigi, che
in alcune occasioni hanno comunicato telepaticamente
ai rapiti di chiamarsi i Veglianti (stessa denominazione
presente nei testi ebraici per gli "angeli caduti"),
sembrerebbero interessati non al nostro corpo ma alla
nostra anima, alle nostre sensazioni ed alle pulsioni
che ci differenziano dagli animali e che ci hanno
fatto salire la scala evolutiva. Ad essi, secondo
testimonianze assolutamente degne di fede e rese sotto
ipnosi o con utilizzo di siero della verità,
si opporrebbero altre razze aliene di passaggio sulla
Terra: i Nordici, perfettamente umani, alti e biondi,
per alcuni "veri creatori della razza umana";
i Rigeliani (così detti perché convenzionalmente
provenienti da un mondo ruotante attorno al stella
Rigel; ma si tratta di una mera speculazione), simili
ai Grigi ma con il volto di tipo umano, gli occhi
di taglio terrestre e sei dita alle mani e sei ai
piedi. Costoro interverrebbero non tanto contro i
Grigi, apertamente, ma a supporto dell'uomo, per mettere
fine ai rapimenti UFO...
È probabile che questi racconti, che se non
fossero più che provati parrebbero fantascienza
o follia pura, nei secoli passati abbiano dato origine
al mito degli angeli e dei diavoli che si disputavano
il possesso dell'anima umana. In realtà questi
Grigi parrebbero una razza degenerata, decaduta, priva
di emozioni, che cerca di carpire in maniera erronea
i segreti della nostra "anima" (ovvero del
nostro "spirito vitale") studiando la chimica
del nostro corpo. Queste "intrusioni" sono
adesso vagliate attentamente e seriamente persino
da membri rilevanti dell'establishment scientifico
e culturale internazionale, come lo psichiatra americano
John Mack, premio Pulitzer; il ricercatore texano
Derrel Sims; lo storico David Jacobs della Tempie
University, tutti assolutamente convinti della realtà
di queste manipolazioni aliene; in passato, ritengo,
esse hanno generato molti miti sugli dèi. Ma,
come ha già anticipato Von Daeniken, "i
testi antichi sono unanimi: gli dèi erano corporei".
Né si potrebbero spiegare, se non con una rivelazione
extraterrestre, le molte conoscenze anacronistiche
citate in diversi testi antichi, come nel "Libro
di Enoch", che spiega in quale modo gli "angeli"
misurassero le stelle, utilizzando l'effetto Doppler,
o nella stessa Bibbia, il cui contenuto storico ed
archeologico è stato già dimostrato
autentico da studiosi come Charles Marston e Werner
Keller e che addirittura, secondo l'abate Moreaux,
conterrebbe riferimenti espliciti ai dinosauri ("i
giganteschi rettili"), alla densa atmosfera che
un tempo circondava il pianeta prima della nascita
della vita ("lo, Dio, posi le nubi per suo vestimento
e folte nebbie per sue fasce", Giobbe 38,9),
alla teoria del Big Bang (la ricostruzione dell'origine
del sistema solare secondo la Genesi sarebbe scientificamente
corretta, con la separazione di terre e acque e la
'"creazione" progressiva delle specie viventi,
secondo l'esatto ordine proposto dalla teoria evolutiva,
pur se descritta "con il linguaggio di un uomo
vissuto 3300 anni fa, che offre però un quadro
esatto delle grandi tappe dello sviluppo della fauna
durante l'evoluzione del nostro pianeta. Tranne l'opera
del primo giorno, tutto è riferito al nostro
pianeta").
Posta la validità della documentazione studiata,
la nostra ricerca d'altra parte non poteva basarsi
esclusivamente sui libri veterotestamentari; è
noto che esistano ben ottantamila traduzioni differenti
della Bibbia (il "Codex Vaticanus" scoperto
nel 1844 nel monastero di S.Caterina sul Sinai contiene
non meno di sedicimila correzioni, dovute ad almeno
sette correttori) e che persino papa Giovanni XXlll°
abbia sottolineato l'enorme confusione nata da tutte
queste manipolazioni. Già il teologo inglese
Venerabile Beda (672-735), attesta Abelardo, sapeva
che il biblico Esdra aveva interpolato e censurato
le Scritture. Nel tentativo di risalire ai testi "originali"
(e non esiste un originale della Bibbia; di nessuno
dei 45 libri dell'Antico Testamento e dei 27 del Nuovo
si possiede il manoscritto originale), abbiamo preso
dunque in considerazione una gamma sterminata di testi
ebraici delle origini, le successive traduzioni e
manipolazioni, sino alle versioni medievali; abbiamo
confrontato questi scritti in modo da salire, incrociando
i racconti ripetuti in libri diversi, agli episodi
originali; abbiamo avuto molte sorprese.
La prima constatazione, ma non era per noi una novità,
è stata che molti episodi biblici erano stati
ricavati da precedenti racconti mesopotamici: sumeri
o babilonesi; questi ultimi erano assai più
estesi e dettagliati ma siccome presentavano il coinvolgimento
di più dèi, vennero censurati o manipolati
dai pii cronisti rabbini, seguaci del monoteismo.
Questi dèi, per chi scrive, erano in realtà
visitatori extraterrestri.
Altri studiosi la vedono diversamente: la scoperta
di tradizioni identiche ma antecedenti la teologia
israelita dimostra l'"ebreizzazione" di
antichi miti. "Tutte le leggende mesopotamiche
circolavano anche nella terra di Canaan prima dell'invasione
ebraica", afferma nella sua indagine critica
lo studioso E. Lipinsky; sulla stessa linea sono anche
Robert Graves e Raphael Patai, protestante il primo,
ebreo il secondo, che hanno dichiarato: "Molti
miti soppressi ebbero la possibilità di riemergere
nei contesti ortodossi del 'Midrash' post-biblico".
Essi ritengono che i resoconti biblici siano solo
il frutto della mescolanza di miti antichi, pre e
post ebraici (questo ultimi recuperati dai tardi compilatori
rabbinici, fatti propri e sapientemente retrodatati
come autoctoni). A prova di ciò i due, fra
i moltissimi episodi, citano: Eva come derivazione
della dea ittita Heba divenuta poi Ebe sposa di Eracle
presso i greci); Samael (Satana) come dio patrono
di Samal, un piccolo regno hittita-aramaico, o come
Shemal, il dio siriano; la tentazione del serpente
nel paradiso terrestre ricavata dal giardino delle
Esperidi greco, i cui meli portavano frutti d'oro
sorvegliati dal serpente Ladon; il diluvio universale
desunto dall'"Epopea di Gilgamesh" sumera;
l'inseguimento degli ebrei da parte del faraone come
copia del mito greco del re Pelope nel fiume Alfeo;
la lotta di Shamgar figlio di Anath contro i filistei
per la liberazione di Israele (Giudici 3,31) come
derivazione del mito ugarico della dea della battaglia
Anath.
Persino l'abate Moreaux ha dovuto ammettere quanto
una parte della creazione, secondo la Genesi, assomigli
in maniera sospetta ai miti caldei descritti nelle
tavolette di argilla scoperte da M. G. Smith a Ninive
nel 1875 ("sulla tavoletta relativa alla creazione
dell'uomo Smith ha decifrato il nome di Admi o Adami,
forma assira dell'ebraico Adamo").
Ma non possiamo liquidare i racconti biblici come
miti, o "soltanto" come miti. La rilevanza
storica, reale, di molte figure veterotestamentarie
è stata documentata in iscrizioni assirobabilonesi
degli inizi del II° millennio a.C., rinvenute
nei dintorni di Hatran; citavano i nomi di Abramo
(Abaamrama), Isacco (Yishaq-EI), Giacobbe (Ya'qob-EI).
Il nome di re David è stato poi ritrovato su
una stele a Tel Dan, sulle rive del Giordano; l'incisione
in aramaico, "Re di Israele" e "Casa
di Davide" è stata datata dall'archeologo
Avraham Biran come vecchia di 2800 anni, risalente
dunque ai tempi in cui la casa di David era regnante.
Nel 1990 è stata ritrovata una riproduzione
del vitello d'oro di Mosè e nel 2000 è
stato scoperto nello Yemen il tempio della Regina
di Saba Balqis, a Mahram Bilquis, citata nella Bibbia
a proposito di re Salomone. I resti mortali del sacerdote
Caifa, il principale accusatore di Cristo, e le mura
di Yarmut, capitale della biblica Canaan, vennero
ritrovati nel 1992. Sempre in quegli anni alcuni archeologi
avrebbero identificato l'Eden, dalla descrizione fattane,
in una zona dell'attuale Bahrein (secondo David Rohl,
esso era vicino Tabriz, in Iran). Nel 1996 l'archeologo
Emmanuel Anati ha rinvenuto su un'incisione rupestre
del 2600 a.C. a Siheil sul Nilo riferimenti a Giuseppe
(il patriarca venduto dai fratelli), figlio di Giacobbe
e Rachele. Altri nomi citati nelle Sacre Scritture
provengono da località haranite: Nacor, nonno
di Abramo, è il nome della città di
Till Nihiri nel distretto di Haran (ove nacque la
moglie di Isacco); Serug, bisnonno di Abramo, è
il nome della città di Sarugi, fra Haran e
l'Eufrate; Terach, padre di Abramo, è il nome
di Till sa-Turahi, nella valle del Balih; Haran, padre
di Lot, ha il nome della stessa città in cui
si compie la famosa sosta di Abramo fra Ur e Canaan.
Tutto ciò lascia supporre che nelle traduzioni
si fece un po' di confusione tra eventi reali, soprannomi,
toponimi e simbolismi; ma dimostra altresì
che l'Antico Testamento non va letto come un romanzo.
Non solo, il fatto di trovare le stesse, identiche
descrizioni in paesi letteralmente agli antipodi,
come il Guatemala, l'Amazzonia, l'Australia, prima
dell'arrivo (culturalmente contaminante) degli europei,
prova al di là di ogni dubbio l'aderenza storica
di questi eventi, che, presumo, altro non siano che
cronache deformate dei primi contatti con gli alieni.
Ad esempio, nella Bibbia guatemalteca "Popol
Vuh" il serpente tentatore è in realtà
un "volto di teschio" nascosto tra i rami
dell'albero della vita. Costui feconda la Eva guatemalteca
con un procedimento descritto allegoricamente come
segue: "sputandole su una mano". La tradizione
del teschio nell'albero al posto del serpente è
estranea al cristianesimo, e ciò gioca a favore
della purezza del racconto; pure, con grande stupore,
ho trovato una analoga descrizione in un raro messale
datato 1481 e di proprietà dell'allora arcivescovo
di Salisburgo; esso contiene una miniatura di Berthold
Furtmeyer che raffigura l'albero della vita con un
crocefisso appeso tra i rami e, nascosto tra essi,
un teschio. La miniatura ed il "Popol Vuh"
sono entrambi anteriori alla scoperta dell'America;
ma entrambi narrano la stessa storia. Non è
legittimamente possibile che le due tradizioni siano
venute a contatto, l'una influenzando l'altra; come
è possibile spiegare, allora, la presenza di
racconti analoghi ai due capi del mondo, se non ammettendo
una storia comune dell'umanità?
Già, ma perché una rilettura della storia
in chiave ufologica, si dirà? Rivisitare le
gesta epiche degli antichi "dèi"
e degli "angeli caduti" identificandoli
(viste certe loro peculiarità) in extraterrestri
non rappresenta certo una novità. Gli antichi
ebrei chiamavano Melek, re, i mitici sovrani divini
che un tempo amministravano e proteggevano le singole
città del Medioriente, e Maleak, angeli, i
custodi delle singole tribù. Scrive l'ufologo
Roberto Pinotti: "Da un punto di vista etimologico
ciò conferma, appunto, che gli ebrei ritenevano
che gli angeli caduti fossero effettivamente stati
i primi re delle popolazioni mesopotamiche".
Gli "angeli", cioè, erano in carne
ed ossa, come gli alieni.
Malbim, un illustre commentatore biblico ebreo del
XIX° secolo, affermava che "anticamente i
sovrani dei Paesi erano i figli delle divinità
che arrivarono sulla Terra dal Cielo, ed essi governarono
la Terra e sposarono le figlie dell'uomo; e tra i
loro discendenti si trovarono eroi e uomini potenti,
principi e sovrani". Tali storie, diceva Malbim,
riguardavano gli dèi pagani, "figli delle
divinità che in tempi antichissimi caddero
dal Cielo sulla Terra, ed è per questo che
si chiamavano Nephilim, cioè 'coloro che caddero
giù'".
La Chiesa stessa, fino al VI° secolo, non accettò
gli angeli come caratterizzati da natura spirituale;
inizialmente essi erano considerati esseri corporei,
dunque umani come noi, pur se con poteri sovrumani
(ed ancora negli anni Sessanta vi fu chi, come il
reverendo canadese H. Wipprecht di Cobalt, affermò
che "le descrizioni di angeli nella Bibbia si
riferivano ad esseri intelligenti di altri pianeti";
un altro ministro di culto, americano, sosteneva di
avere identificato nelle Sacre Scritture non meno
di 350 riferimenti ufologici; in tempi più
recenti un archeologo iraniano, Yussef Ahmed, è
arrivato a dichiarare pubblicamente che l'arca di
Noè fosse un UFO). Alcuni di questi esseri
portavano conoscenze, e vennero chiamati Apkallu dai
sumeri, Oannes dai fenici, Osannes o 'Ofannim dagli
ebrei, Laurakes dai boliviani, Wandjina dagli australiani,
Schwerta dagli indios dell'Amazzonia, Nommo dai Dogon
del Mali; ma si trattava sempre delle medesime creature.
Altri portarono morte e distruzione, e la fantasia
li chiamò Nephilim, diavoli, angeli caduti,
luciferi.
I testi ebraici abbondano poi di descrizioni di "carri
volanti" e di episodi di contatti con i "Celesti",
con modalità in tutto e per tutto simili a
quelle dei moderni racconti sugli incontri ravvicinati
UFO. Nel Capitolo II° del "Secondo Libro
dei Re" Elia accompagna Eliseo nel deserto, ove
compare un "pesce luminoso" (un "turbine",
nelle versioni ritoccate) che sputa fiamme dalla coda
e lo rapisce per sempre; quanto al profeta Daniele,
che come Ezechiele dichiara di avere visto "ruote
infuocate" scendere dal cielo, egli si imbatte
in un essere che discendeva da un "trono"
celeste ed i cui capelli erano "come la lana
pura" (i rapiti dai Grigi parlano di esseri dai
capelli bianchi "come le bambole", ma dalle
fattezze umane, frutto di incroci tra noi e loro).
Nell'episodio biblico sopracitato, solo Daniele ebbe
la "visione", in quanto tutti coloro i quali
erano con lui, presi dal panico, fuggirono. È
dopo l'incontro, il profeta cadde in una sorta di
trance ipnotica (i rapiti parlano di una paralisi
cosciente) e, dopo questo fatto, iniziò a profetizzare
e tutto ciò che previde si realizzò.
"lo ascoltai le sue parole e, una volta uditele,
sprofondai in un sonno pesante, con il viso rivolto
verso terra" (Dan. 10,5-9). È forse casuale
che anche molti dei moderni rapiti, dopo l'incontro,
sviluppino facoltà extrasensoriali, come Daniele?
E quanto ai "diavoli", la mitologia ebraica
afferma: "Agrath, moglie del demone Makhlath,
è alla testa di spiriti e demoni su di un 'carro'.
Il suo potere si esplica maggiormente nei giorni di
mercoledì e sabato perché in essi Agrath
viaggia nei cieli scortata da miriadi di spiriti malvagi."
L'identificazione dei dischi volanti nei "carri
di Satana" fece sì, in pieno Medioevo,
che i molti occasionali UFOtestimoni preferissero
tacere delle "visioni" per evitare di finire
nelle maglie della giustizia clericale; quest'atteggiamento
non è affatto scomparso; in alcuni paesi islamici,
nei circoli fondamentalisti cattolici e protestanti,
presso i battisti ed i testimoni di Geova è
tuttora diffusa la credenza che gli UFO siano i carri
del demonio. Per questo motivo molto spesso, tra i
fedeli, chi li vede si guarda bene dal parlarne. Riteniamo
invece che sia ora di abbattere questo muro di omertà,
e di parlarne ampiamente e dettagliatamente. I tempi
sono maturi...