I
Sumeri e gli alieni.
Zecharia
Sitchin ha studiato per decenni le scritture sumeriche
e ha pubblicato cinque libri della serie Earth Chronicles
(1976).
Qui Sitchin sostiene che gli alieni ai tempi dei sumeri
(IV millennio a.C.) erano già arrivati sulla
terra e che addirittura erano loro a governare le
città-stato numeriche.
Sitchin dice che è tutto scritto nelle tavolette
di argilla in scrittura cuneiforme pervenuteci con
gli scavi archeologici operati in Irak: come prova
porta un sigillo cilindrico del 2400 a.C., oggi conservato
al museo di Pergamo (numero di catalogo VA/243) a
Berlino, sullo sfondo del quale ci sono i nove pianeti
che ruotano attorno al sole nel giusto rapporto reciproco
di dimensione e nell’esatta successione, molto
prima che fosse inventato il primo telescopio.
La storia che racconta è molto interessante:
nel sigillo di Berlino c’è anche un decimo
pianeta, proprio del nostro sistema solare, non di
altri sistemi lontani anni-luce, che le tavolette
chiamano Nibiru e che Sitchin dice essere il pianeta
natìo degli alieni: esso non è ancora
stato trovato perché ha un’orbita ellittica
particolarmente schiacciata, con perielio tra Marte
e Giove e afelio molto più in là di
Plutone, periodo di rivoluzione (anno nibiruiano)
di 3600 anni terrestri e l’utima volta che è
passato al perielio era l’800 a.C. , quindi
dovrebbe ri-passare attorno al 2800 d.C., tra 800
anni. Abbiamo 800 anni per prepararci.
Secondo
Sitchin su Nibiru i nibiruiani genererebbero autonomamente
(artificialmente?) calore e atmosfera, cosa effettivamente
necessaria se non altro per il calore, data la distanza
media di Nibiru dal Sole: se è così
è probabile che quella dei nibiruriani su Nibiru
sia a sua volta una colonia di “gente”
venuta da altri mondi di altri sistemi, in cui ci
siano state le condizioni climatiche adatte al nascere
e prosperare della vita e magari oppresse da sovrappopolazione
(anche loro?) oppure Nibiru in un certo passato poteva
orbitare tra Marte e Giove e un cataclisma (una mega-cometa
l’ha centrata?) può aver deviato l’orbita
e quindi il clima.
Mentre
per quanto riguarda la colonia terrestre sumerica
del 2400 a.C. sembra che fosse orientata all’estrazione
mineraria, in particolar modo dell’oro e del
platino, di cui gli alieni necessitavano i quanto
sembra dovessero riparare l’atmosfera di Nibiru,
che si stava assottigliando e sparando polvere d’oro
negli strati alti dei loro cieli avrebbero interrotto
questa pericolosa tendenza. Visto che più avanti
in tempi storici di questi nibiruiani non c’è
traccia, c’è da pensare che una volta
fatto il pieno d’oro se ne siano tornati su
Nibiru.
Sitchin
sostiene che quella di Sumer (terra dei guardiani)
era la base centrale, ma che ci fossero miniere gestite
da nibiruiani in tutto il mondo, in particolar modo
(naturalmente) dove l’oro c’era, come
nell’odierno Zimbawe in un luogo chiamato nelle
tavolette sumeriche “ab zu” (deposito
profondo): ancora oggi nelle lingue semitiche l’oro
è detto “za ab”. Hesemann fa notare
che del 2700 a.C sono, 300 anni prima delle Ziqurrat
a gradoni di Sumer, anche la piramide a gradoni di
Zoser, a Saqqarah in Egitto e il sito megalitico di
Silbury Hill, in Inghilterra. Per ritornare all’Irak,è
interessante sapere che Sumer è la “terra
Sinear” della Bibbia, la patria di Abramo, di
Noè e dei suoi antenati. A partire dalle prime
ricerche sumeriche dell’archeologo inglese Henry
Austin Layard (1840, Mossul, Irak), si riportò
alla luce la biblica Ninive, capitale dell’impero
assiro. La città doveva il suo splendore al
re Sanherib che, secondo la Bibbia, fu costretto da
un angelo del Signore a ritornare in patria a causa
dell’assedio di Gerusalemme. A Ninive fu ritrovata
la biblioteca di Assurbanipal (7° sec. a.C.),
un successore di Sanherib. Assurbanipal aveva fatto
tradurre e copiare tutte le tavolette del suo passato.
Molte tavolette infatti, recano la nota: “Tradotto
dalla lingua dei Sumeri”. Così la letteratura
sumera ci è pervenuta. Un'iscrizione apposta
da Assurbanipal stesso, recita: “Il Dio degli
scribi mi ha fatto il dono di saper scrivere con talento
artistico. Io sono stato introdotto ai misteri della
scrittura e sono capace di leggere perfino le difficili
tavole dei Sumeri. Comprendo le enigmatiche parole
scolpite nella pietra che risalgono ai giorni antecedenti
il diluvio.” Per gli Assiri Sumer era la terra
dei primordi, la culla della civiltà, anzi
la culla dell’umanità stessa. Con grande
sorpresa dei traduttori, molti testi sumerici rivelano
senza possibilità di dubbio di essere le stesure
originarie dell’Antico Testamento: la storia
della Creazione, del diluvio universale e della costruzione
della torre di Babele, per esempio, hanno tutte il
loro parallelo letterario negli antichi testi sumerici.
I sigilli cilindrici come quello cui fa riferimento
Sitchin erano i precursori dei moderni rotocalchi
e venivano usati nelle scuole e nelle università
di Sumer, tutte rette da sacerdoti, per moltiplicare
i loro modelli scientifici e le raffigurazioni dei
loro simboli. E non v’è dubbio che la
mappa astronomica conservata al museo di Berlino –
certo la più antica dell’umanità
– fosse uno di tali “libri scolastici”.
Agli uomini dell’antichità, perfino a
quelli del Rinascimento, erano noti solo sei pianeti.
Benchè Urano sia stato scoperto da Herschel
nel 1781, Nettuno nel 1846 da Galle e Plutone nel
1930 da Tombaugh, tutti questi pianeti sono presenti
e correttamente raffigurati sul sigillo cilindrico
dei Sumeri con, in aggiunta, un misterioso decimo
pianeta. Anche sui loro testi di astronomia si parla
di 10 pianeti, ognuno dei quali descritto con grande
precisione. Urano lo chiamavano “kakkab schanamma”
(cioè il pianeta-gemello, in quanto gemello
di Nettuno), Nettuno era detto “hum ba”
(che vuol dire “pianeta dalla vegetazione di
palude”) o “en ti mash sig” (che
significa “pianeta dalla luminosa vita verde”).
Tale definizione è parsa oscura finchè
non cominciò l’odissea della sonda spaziale
statunitense Voyager2; il 24 agosto 1989 il Voyager
passò accanto al pianeta Nettuno, scattò
molte fotografie e le mandò sulla terra: effettivamente
era verde-azzurro, ma i Sumeri come potevano saperlo?
“Quando, dopo il diluvio universale, arrivò
sulla Terra il regno celeste…”, così
inizia la più antica cronaca dell’umanità,
che elenca i nomi dei re sumeri che si sono succeduti
nel corso del III° millennio a.C. Nessuno sa di
dove sono originari i Sumeri. All’improvviso,
attorno al 3800 a.C. come scaturiti dal nulla, eccoli
presenti sulla Terra con la loro raffinata e progredita
cultura. Senza nessun periodo di difficile inizio
e successivi stadi di evoluzione, possedevano già
la cultura ed era cultura allo stato puro. Come tutto
ciò sia accaduto lo spiegano i testi sumerici,
secondo cui gli Dei “scesero per la prima volta
dal Cielo” a Sumer, ne fecero un paradiso terrestre
e vi crearono l’uomo.
La
prima colonia di Sumer fu la città “e
ri du”, nome che significa letteralmente “casa
costruita lontano” e che sorgeva su una collina
eretta artificialmente alla foce dell’Eufrate,
in mezzo alla “edinu” (pianura) o “e
din” (patria dei giusti), da cui deriva l’eden
biblico, nome del giardino paradisiaco, prima dimora
terrestre dell’uomo. Eridu – “ereds”
in aramaico, “erd” o “ertz”
in curdo – avrebbe dato il suo nome al nostro
pianeta; a Eridu seguirono altri dei, ognuno dei quali
fondò una città, dandole il proprio
nome. Il loro astroporto nella “terra dei due
fiumi” (cioè il Tigri e l’Eufrate)
era la città di Sippar (città degli
uccelli) ed era collegato con le miniere per mezzo
dei “ma gur ur nu ab zu” (le navi per
il trasporto dei minerali provenienti da Abzu). “Bad
tibira” era il “luogo luminoso dove viene
lavorato il materiale grezzo”. “La ra
ak” (luce splendente da vedere) era un fuoco
sempre acceso come un faro, sul quale si orientavano
le navi spaziali in fase di atterraggio. “Shu
rup pak” (luogo del massimo benessere”
era il centro medico. Sembra che il capo degli alieni
della colonia terrestre, Enlil, fondò “nibru
ki” (Posto di Nibiru sulla Terra) come sede
di rappresentanza, la cui Zigurrat aveva in cima una
“dir ga” (ardente camera oscura) nella
quale erano conservate le mappe celesti (“emblemi
delle stelle”) e tenuto dritto il “dur
an ki” (il collegamento Cielo-Terra) con i necessari
“aggiustamenti”. Insomma colonizzarono
la Terra istituendo una specie di stato maggiore,
ripartendosi tra loro le regioni allora disponibili.
La costruzione del “Giardino dell’Eden”
fu consegnata nelle mani di dèi minori detti
“annunaki”, nel modo seguente: “Emanati
dal dio Anu e istruiti a seguire le sue indicazioni,
ne pose in Cielo 300 come Guardiani della Terra, dando
loro l’incarico di stabilire le vie della Terra,
tracciandole dal cielo, e sulla Terra ne lasciò
600 perché vi abitassero. Dopo aver dato agli
Annunaki del cielo e della terra le istruzioni relative
a ciò che dovevano fare, Enlil distribuì
fra loro gli incarichi.” Chi erano gli Annunaki?
Il loro nome accadico “an nun na ki” vuol
dire “coloro che dal cielo sono venuti sulla
terra”. Occorre tener presente, però,
che il cielo degli annunaki cui si riferiscono i testi
sumerici detto “ni bi ru” era il “pianeta
del transito”, il “centro del cielo”,
cioè un pianeta del nostro sistema solare.
L’uomo nacque come “schiavo degli dei”
dicono i Sumeri. Quando per gli Annunaki “il
lavoro diventò troppo pesante, la fatica si
fece troppo grande, lo strapazzo eccessivo”,
si ebbe la prima rivoluzione della storia. Si ammutinarono:
“Ognuno di noi ha dichiarato guerra. Questo
lavoro faticoso ci uccide. I loro lamenti si udivano
fino in cielo”. Enlil vorrebbe giustiziare il
capo degli insorti, ma Anu e suo figlio Enki hanno
un’idea migliore: dovrebbe essere creato un
“lulu amelu”, un lavoratore primitivo.
“Fate portare a lui il giogo, lasciate che faccia
lui il faticoso lavoro per conto degli dèi.”
La soluzione fu presto trovata. “La creatura,
il cui nome avete appena nominato, esiste. Agli Annunaki
non era sfuggito che non molto lontano da Abzu, nell’Africa
orientale, Zimbawe esistevano già degli ominidi.
Con la fecondazione di un ovulo di ominide femmina
da parte del seme “divino” degli Annunaki,
nacque “lulu” (letteralmente “misto”),
che fu chiamato “Adama”, cioè “venuto
dalla Terra”. “L’uomo primitivo
fu creato a immagine degli dèi. Il suo sangue
generò l’umanità, cui dettero
il compito di liberare gli dèi dalla fatica.
Fu un lavoro immane.” I testi sumerici descrivono
minuziosamente numerosi interventi genetici che furono
necessari per portare a termine l’atto di creazione
o meglio, di ri-plasmazione dell’ominide in
uomo. “Quando la loro creazione fu ultimata,
gli uomini non conoscevano pane per nutrirsi né
vestiti per coprirsi. Mangiavano erba e piante con
la bocca come le pecore e bevevano acqua dai fossi.”
Solo
dopo aver osservato la sua evoluzione per lunghissimo
tempo, durante il quale ogni tanto operavano su di
lui qualche intervento genetico, e dopo aver provveduto
allo sterminio delle specie degenerate, per esempio
sfruttando fenomeni naturali come il diluvio universale,
gli dèi elevarono uomo a Homo Sapiens e gli
permisero di stabilirsi in capanne di fango attorno
alle loro basi. Fecero di più: nominarono i
re che li dovevano governare, si servirono dei sacerdoti
che li istruivano come intermediari e ne fecero i
loro discepoli, mentre con le loro “barche celesti”
facevano la spola tra il cielo e la Terra. In effetti
– e questo depone a favore della loro credibilità
– le cronache sumeriche parlano della creazione
dell’uomo in modo corretto sia dal punto di
vista del tempo che del luogo. Dopo di ciò
ebbe inizio “Il regno degli dèi”
sulla “Terra dei due fiumi” con la fondazione
di Eridus, la prima colonia aliena, esattamente 428.000
anni fa. Per 144.000 anni, pari a 40 rivoluzioni dell’orbita
di Nibiru (anni nibiruiani), gli Annunaki (o nibiruriani)
avevano sopportato il pesante lavoro minerario, che
i loro superiori sul pianeta Nibiru imponevano loro
di fare, prima di ribellarsi.
Ciò
significa che il “lulu” (il sangue misto),
prima versione dell’ibrido tratto dall’ominide
terrestre, è apparso sulla Terra circa 280.000
anni fa, “al di là di Abzu”, cioè
a nord dello Zimbawe. Ed è precisamente a quell’epoca
e in quella regione dell’Africa orientale che
i più moderni paleoantropologi fanno risalire
la comparsa dell’Homo Sapiens sulla Terra. Se
le cose stanno davvero così, dove sono oggi
gli alieni (o annunaki, o nibiruriani che li si voglia
chiamare)?
Sitchin
ne deduce che le visite degli alieni hanno luogo ogni
3600 anni, cioè ogni volta che Nibiru, il pianeta
su cui abitano, nel percorrere la sua lunghissima
orbita, si avvicina maggiormente alla Terra. E tutta
una serie di segni, tra cui i cerchi nel grano, fa
pensare che il tempo del loro ritorno non sia così
lontano. Nel libro di Heseman c’è anche
un’intervista con Sitchin; domanda di Hesemann:
“Crede che l’avvistamento di UFO sia in
relazione con il ritorno degli Annunaki?” Risposta
di Sitchin. “Si, ma devo prima ricordare che
il cosiddetto “fenomeno UFO” è
conosciuto fin dai tempi più antichi. Perfino
nella Bibbia si parla di “oggetti” che
oggi definiremmo come UFO. Mi riferisco alle descrizioni
del profeta Ezechiele, alla “scala ascendente
dal cielo” del sogno di Giacobbe, al “carro
di fuoco” di Elia, per fare solo alcuni esempi.
Evidentemente essi non visitano la Terra soltanto
dal 1947 in qua, ma lo hanno sempre fatto fin dai
tempi più immemorabili. Vero è che negli
ultimi 45 anni le loro visite si sono intensificate;
ma se questo, come presumo, non è che la ripetizione
di fatti già accaduti ai tempi biblici, anche
la soluzione al mistero degli UFO è da ricercare
nel passato e da attribuire agli dèi. Non si
tratta del vero e proprio ritorno degli dèi,
degli Annunaki o dei Nefilim stessi, ma della venuta
dei loro messaggeri.
Nella Bibbia gli Angeli sono spesso chiamati anche
“Guardiani” o, in ebraico, “Malachim”
che significa appunto “messi, messaggeri”.
“I Malachim non sono la divinità stessa.
Fra le illustrazioni del mio libro ho incluso tre
figure di Malachim, risalenti a migliaia di anni fa.
La somiglianza con gli extraterrestri disegnati dalle
persone che dicono di averli visti, è addirittura
sbalorditiva. Li contraddistingue la stessa pelle
liscia, gli stessi occhi a mandorla – molto
più grandi di quelli umani – il fatto
che sono in entrambi i casi asessuati. Personalmente
penso che siano robot o androidi. Può darsi
che gli Annunaki li abbiano “trasferiti”
su una delle più vicine basi di transito, per
esempio su Marte, con l’incarico di vegliare
su di noi e trasmettere loro regolarmente dati relativi
al nostro comportamento e alla nostra evoluzione.”
A partire dalla prima manipolazione genetica del primo
ominide, 280.000 anni fa, gli alieni hanno sempre
cercato di elevare la coscienza dell’umanità.
Troviamo un indizio di ciò nella Genesi (6,
1-4). Dice la Bibbia: “Avvenne che gli uomini
della Terra presero a moltiplicarsi, dando alla luce
anche figlie femmine. Allora i figli maschi degli
dèi (i ben elohim) accorgendosi che le figlie
degli uomini erano belle, le presero in moglie, naturalmente
solo quelle che piacevano a loro. A quel tempo erano
sulla Terra i Nefelim, e anche dopo, quando i figli
degli dèi si accoppiavano con le figlie degli
uomini e avevano da esse figli; sono questi i potenti
della preistoria, il cui nome divenne al tempo così
famoso da arrivare fino a noi.” I “Nefelim”
a “Anakim” della Bibbia sono gli Annunaki,
gli alieni. Il nome deriva dall’ebraico “nfl”
che significa “gettato giù” (dal
Cielo sulla Terra, ovviamente), mentre Anakim sarebbe
un’alterazione prodotta della lingua parlata,
di Annunaki. L’espressione “i figli degli
dèi”, però – potè
stabilire Sitchin – che si trova ripetutamente
nella cronaca degli avvenimenti antecedenti il diluvio
degli scritti biblici apocrifi, suonava diveramente.
Diceva: “i Guardiani”. “Poiché
in quei giorni scesero dal Cielo gli Angeli del Signore
– quelli cui era stato affidato il compito di
“Guardiani” – perché istruissero
i figli degli uomini e sulla Terra facessero prevalere
la Giustizia e la Rettitudine”, così
è detto letteralmente in uno dei testi ebraici
apocrifi, il Libro degli Anni Santi. Ecco come, in
un altro testo apocrifo, il Libro di Enoch, viene
raccontato che una volta i Guardiani nominarono loro
ambasciatore un uomo, il patriarca Enoch, appunto.
Una notte egli fu svegliato da due “figure luminose”
che stavano ai piedi del suo giaciglio. Lo condussero
in una “casa fatta con pietre di cristallo circondate
da lingue di fuoco” e che, appena vi fu entrato,
partì alla volta del cielo. A una certa altezza
udì una voce che gli parlava e gli dava l’incarico
di avvertire gli uomini dell’avvicinarsi di
un grande diluvio e di prepararli al ritorno dei Nefelim