Dall'atomica
al paradiso
così Bikini rinasce a vita
Una
foresta marina popolata di coralli alti e nodosi come alberi
oppure secchi come fruste, un mare pieno di tartarughe, pesci
pappagallo, pesci farfalla, pesci pagliaccio, stelle di mare.
Non è un paradiso delle vacanze tropicali ma l'atollo sconvolto
da 12 anni di test atomici culminati nel 1954 con l'esplosione
di una bomba all'idrogeno mille volte più potente di quella
di Hiroshima.
Mezzo
secolo fa, a Bikini, nelle isole Marshall (Micronesia), il
mare prese a bollire mentre milioni di tonnellate di sabbia,
roccia e coralli venivano scagliate in cielo e tre isolotti
sparivano dalle carte geografiche.
A cinquantaquattro anni di distanza dall'ultimo dei 21 test
atomici americani, la ricerca condotta da un gruppo di biologi
australiani, tedeschi e italiani ha scoperto che, grazie alla
forzata assenza della specie umana, la vita è rifiorita. Non
senza pagare un prezzo elevato allo schiaffo nucleare che
ha lasciato un cratere largo due chilometri e profondo 73
metri: delle 183 specie di corallo che esistevano prima della
cura atomica, 42 mancano all'appello, 28 sicuramente per colpa
delle radiazioni.
"L'impatto
sulla vita marina è stato ridotto dall'effetto scudo offerto
dell'acqua, che è 800 volte più densa dell'aria", spiega
Roberto Danovaro, del dipartimento di scienze del mare dell'Università
Politecnica delle Marche. "In mare i livelli di contaminazione
radioattiva sono stati relativamente bassi". Certo più
bassi di quelli misurati in superficie da una ricerca americana
del 1979: a Rongelap, l'isola accanto a Bikini, il 95 per
cento dei nati nel periodo critico ha sviluppato il cancro
alla tiroide.
Oggi
però, secondo lo studio pubblicato sul Marine Pollution Bulletin,
i coralli sono tornati a crescere rigogliosi. "Quando
mi sono immersa non sapevo che cosa aspettarmi, temevo di
trovare un paesaggio quasi lunare", racconta Zoe Richards,
del centro australiano Arc (guarda il sito) che ha coordinato
la ricerca. "Invece è stato incredibile: si sono sviluppate
strutture coralline alte fino a otto metri. E' affascinante.
Non avevo mai visto coralli grandi come alberi".
Lo
stato di buona salute di queste barriere coralline emerge
dal confronto con il degrado su scala mondiale prodotto dal
cambiamento climatico: l'atollo di Bikini è citato nella lista
dei casi positivi dall'ultimo Rapporto mondiale sullo stato
delle barriere coralline pubblicato dall'Australian Institute
of Marine Sciences.
Il disastro accaduto negli anni Cinquanta ha offerto la possibilità
di misurare le straordinarie capacità di ripresa delle barriere
coralline quando per mezzo secolo vengono protette, a parte
qualche sporadica incursione dei pescatori di frodo, dagli
attacchi umani.
C'è
da augurarsi che ulteriori esperimenti in questa direzione
avvengano in futuro in maniera meno traumatica, ad esempio
allargando i confini dei parchi. Un'ipotesi meno ottimista
è al centro dell'ultimo libro di Alan Weisman, Il mondo senza
di noi. Ipotizzando la scomparsa della specie umana, alcuni
segni della nostra presenza, come i ponti ad arco di New York,
resisterebbero mille anni, ma il deserto del Sahara batterebbe
rapidamente in ritirata perché "le truppe d'assalto della
desertificazione, le capre, verrebbero mangiate dai leoni".