Usa,
declina il fiume Colorado
Pericoli per il Grand Canyon
L'amministrazione
Bush ha ignorato o falsato i responsi delle ricerche sulle
risorse idriche Usa. A farne le spese, l'ecosistema di uno
dei parchi più famosi del mondo
di CRISTINA NADOTTI
RAPPORTI scientifici falsificati per aggirare il
parere degli esperti sui rischi ambientali. È solo
l'ultimo di uno dei tanti misfatti dell'amministrazione Bush
in fatto di tutela ambientale, e a farne le spese è
stato questa volta un monumento naturale, il Grand Canyon.
Il quotidiano americano Washington Post ha svelato che il
ministero dell'Interno ha voluto ignorare, e in alcuni casi
modificare, i responsi di ricerche scientifiche sulla corretta
gestione delle risorse idriche del fiume Colorado. Così
facendo, la fauna e l'ecosistema in generale del Grand Canyon,
secondo il gruppo ambientalista Grand Canyon Trust, sono stati
fortemente danneggiati.
Una
disputa annosa. Le dighe su invasi che afferiscono al Colorado
sono al centro di una disputa annosa. Le acque che alimentano
il fiume forniscono energia idrica e il loro fluire viene
regolamentato a seconda del fabbisogno di energia elettrica
della zona. Se però l'apertura o chiusura delle dighe
è utile per le centrali idroelettriche, non è
detto lo sia altrettanto per l'ecosistema del Grand Canyon.
Gli ambientalisti sostengono infatti che una regolazione dei
flussi non sia naturale visto che, per sua natura, il Colorado
è caratterizzato da periodi di piene e di siccità.
Al contrario, le centrali elettriche richiedono un flusso
quasi costante e, per risparmiare, vogliono chiudere alcune
dighe durante le ore notturne, quando c'è bisogno di
meno potenza.
Il
piano quinquennale. Lo scorso febbraio il ministero degli
Interni, che si occupa anche di gestione dell'ambiente, ha
approvato un programma che prevede soltanto una piena all'anno,
avvenuta nel marzo 2008, dopo la quale il Colorado avrebbe
avuto un flusso regolato fino al 2012. Ogni decisione su come
gestire le acque è stata quindi rimandata, sulla base
dei risultati di studi costati al governo federale oltre 100
milioni di dollari. Ma questi studi, sostengono le associazioni
ambientaliste, dicono chiaramente che il Colorado starebbe
molto meglio con più piene occasionali e il governo
ha voluto ignorarli. Al loro posto, secondo quanto sarebbe
sfuggito alla dirigenza del Grand Canyon National Park, sono
stati prodotti studi falsificati o incompleti, emendati delle
parti contrarie agli interessi delle grandi aziende che possiedono
gli impianti idroelettrici.
Gli
animali vittime di Bush. Tra le vittime della politica senza
scrupoli dell'amministrazione Bush ci sono dunque ora anche
i Gila cypha, pesci d'acqua dolce tipici di alcuni fiumi statunitensi,
oltre alle spiagge del Colorado, minacciate dall'erosione
a causa della politica di gestione delle dighe. In particolare
la popolazione dei pesci è oggetto di una disputa nella
disputa perché il governo ha sostenuto, nel varare
il piano quinquennale, che la popolazione di Gila cypha non
è a rischio, mentre gli ambientalisti sostengono che
i pesci dovrebbero essere inseriti negli elenchi delle specie
a rischio. La fauna del Grand Canyon è solo l'ultima
a essere messa in pericolo dalle scelte dell'amministrazione
Bush: i salmoni furono tra le prime, specie già a rischio
falcidiata dalle politiche repubblicane per la pesca e la
costruzione di dighe. Inoltre, il presidente aveva tagliato
i fondi alle ricerche pubbliche sulle specie in via di estinzione,
ricerche che, anche quando venivano fatte, sono state spesso
ignorate.
La
sfida del ministro Salazar. Ken Salazar, il segretario di
Stato agli Interni nominato da Barack Obama non ha voluto
fare dichiarazioni sul caso specifico del Grand Canyon. Tuttavia
i suoi intenti, in accordo con il programma del nuovo presidente,
sono di invertire la rotta dell'amministrazione Bush e di
mettere almeno sullo stesso piano gli interessi economici
e quelli ambientali. "Non ci saranno più le sviste
del passato", ha avuto modo di dire il ministro nei giorni
scorsi, e gli ambientalisti gli hanno subito lanciato un appello:
"Se vuole davvero cambiare, cominci dal suo ministero",
sfidandolo a liberarsi degli impiegati e funzionari abituati
a tenere in maggiore conto le ragioni degli industriali rispetto
a quelle dei rapporti scientifici.