Pochi
i monsoni in India
record di uragani sull'Atlantico
Aumentano
i segnali di un graduale cambiamento degli equilibri climatici:
ad Oriente la siccità, ad Occidente i cicloni
(ANSA)
Segnali sempre più evidenti di una trasformazione degli
equilibri climatici si avvertono in diversi angolo della Terra.
Se infatti, da una parte, in India il governo dichiara l'emergenza
la siccità, visto che i monsoni si mostrano sempre
più deboli e rari sottraendo così un aiuto decisivo
che comunque garantiscono all'agricoltura, dall'altra la rivista
scientifica Nature segnala che, negli ultimi mille anni, uragani
e tempeste tropicali non sono mai state così frequenti
nell'oceano Atlantico.
Il governo di New Delhi ha così
dichiarato ufficialmente lo stato di siccità in 161
dei 600 distretti della nazione, mentre uno studio internazionale
lancia l'allarme sull'esaurimento delle falde freatiche a
causa di un eccessivo sfruttamento. A riferirlo è l'agenzia
Misna, l'agenzia di stampa internazionale on-line che si avvale
della collaborazione di missionari non solo cattolici sparsi
in tutto il mondo.
Secondo i metereologi indiani,
il nordovest del paese ha avuto un calo delle piogge monsoniche
estive (che dovrebbero durare fino a metà settembre)
del 42%: del36% nel nordest e del 22% nella parte meridionale
del subcontinente, mentre nel centro dell'india sono state
registrate il 19% di precipitazioni in meno.
Fonte di grandi disagi, alluvioni
e spesso vittime, i monsoni restano di fondamentale importanza
per il paese e la sua agricoltura, da cui dipende il 70% degli
abitanti, mentre il 60% delle fattorie fa affidamento soprattutto
sui monsoni per l'irrigazione.
Pochi giorni fa il ministro delle
finanze, Pranab Mukherjee, aveva criticato gli accenti allarmistici
dei media, riguardo la siccità, ricordando quella più
grave del 1987, che comunque il paese riuscì ad affrontare
con ogni mezzo, incluso il massiccio trasporto di acqua via
treno da una parte all'altra dell'india.
Le risorse idriche e il loro sfruttamento
è l'argomento di uno studio realizzato dagli idrologi
dell'ente spaziale americano (nasa), in collaborazione con
l`agenzia aerospaziale tedesca, attraverso l'analisi delle
immagini satellitari negli stati nordoccidentali del Punjab,
Delhi, Rajastan e Haryana, che sono attualmente i più
colpiti dall'attuale insufficiente precipitazione.
In quella regione, abitata da 114
milioni di persone, gli esperti hanno calcolato una perdita
netta, tra il 2002 e il 2008, di 109 chilometri cubi di acque
sotterranee, un decimo delle riserve annuali dell'intero paese.
La causa, ipotizzano gli studiosi, non è nell'attuale
siccità ma presumibilmente nell'abitudine dei contadini
di cercare acqua per l'irrigazione sfruttando in modo eccessivo
e non regolamentato le risorse sotterranee.
Quasi all'unisono, dall'altra parte
del mondo, la rivista scientifica Nature ha pubblicato uno
studio frutto dell'esame dei sedimenti lasciati dagli uragani,
fin dal 500 dopo Cristo, durante il loro passaggio sugli stati
del Nord America e sui Caraibi.
Utilizzando modelli matematici
applicati a metodi di ricerca diversi, per simulare gli eventi
del passato, gli scienziati hanno scoperto che la frequenza
degli uragani è sensibilmente aumentata negli ultimi
15 anni, superando nettamente la media dell'ultimo millennio.
Un aumento simile si era manifestato
solo tra il 500 e l'anno 1000 a causa - a quanto sembra -
delle variazioni delle correnti oceaniche conosciute con i
nomi di "El Nino" e "La Nina".
Secondo il climatologo dell'università
della Pennsylvania e responsabile della ricerca, Michael Mann,
l'aumento degli uragani registrato nell'ultimo decennio è
dovuto ai cambiamenti climatici e all'incremento della temperatura
nelle acqua superficiali degli oceani. "E' una tendenza
che si prevede possa peggiorare, con conseguenze gravi per
le popolazioni che vivono lungo le coste", ha detto Mann.