La
prima mappa degli oceani malati per colpa dell'uomo distruttore
Allarme
rosso: più del 40 per cento delle acque del pianeta
è in una situazione che è considerata grave o molto grave.
Il lavoro ha utilizzato un enorme numero di dati provenienti
dai satelliti,
dalle navi e da altre ricerche marine e sottomarine.
di
LUIGI BIGNAMI
Quasi
ogni angolo degli oceani della Terra è stato alterato dall'impronta
distruttiva dell'uomo. Il quadro della situazione è stato
tratteggiato per la prima volta in una mappa degli oceani
che mostra di quanto la mano dell'uomo è intervenuta. Per
fare danni. Gli scienziati hanno realizzato una scala che
prevede 17 differenti situazioni di attività dell'uomo laddove
i valori dall'1 al 17 indicano condizioni del mare via via
sempre più gravi. Da questo lavoro si scopre come più del
40 per cento dei mari e degli oceani del pianeta è in una
situazione che è considerata grave o molto grave. Per un 5
per cento questo malessere è quasi irreversibile. Il lavoro,
che è stato realizzato dal National Science Foundation americano,
ha utilizzato un enorme numero di dati provenienti dai satelliti,
dalle navi per la ricerca oceanica e da altre ricerche marine
e sottomarine.
Le
acque dove le condizioni sono peggiori rispetto ad altri luoghi
si trovano in prossimità del Mare del Nord, noto per le importanti
estrazioni di petrolio, nei mari del Sud ed Est della Cina,
fortemente inquinati dalla crescente attività industriale
del Paese, nei mari che circondano i Caraibi, lungo le coste
orientali del Nord America, il Mediterraneo in seguito alla
enorme crescita di popolazione che le sue coste hanno visto
in questi ultimi decenni, il Mar rosso, lo Stretto di Bering,
parte del Pacifico occidentale e del Golfo Persico.
"La
ricerca riporta un quadro davvero inaspettato. E' peggiore
di quella che la maggior parte della gente si aspetterebbe.
Adesso il lavoro che abbiamo realizzato deve essere utilizzato
per iniziare una reale protezione dei nostri oceani e per
cercare di recuperare le aree marine che ora si trovano in
situazioni quasi disperate", ha spiegato Ben Halpen dell'Unversità
della California a Santa Barbara che ha guidato il team di
19 ricercatori appartenenti a 16 diversi centri di ricerca.
Gli ecosistemi che stanno soffrendo maggiormente sono senza
dubbio le barriere coralline, delle quali circa la metà si
trova in uno stato gravemente danneggiato, ma anche le foreste
di mangrovie vicino ai delta dei fiumi sono fortemente compromesse,
così come l'ecosistema di molte catene sottomarine, chiamate
seamount, e di molte piattaforme marine che si trovano al
largo di aree densamente popolate del pianeta. Non va dimenticata,
poi, la profonda alterazione del Polo Nord, dove mai come
in questi ultimi anni si è visto un così marcato ritiro dei
ghiacci.
Fino
ad oggi le ricerche si limitavano a considerare uno o due
fattori dell'impatto umano sul mare, quali, ad esempio, l'inquinamento
da idrocarburi o la pesca intensiva. Il lavoro della National
Science Foundation invece, considera ciò che può impattare
sull'ecosistema marino, comprendendo anche l'aumento della
temperatura dell'acqua, le variazioni di salinità e l'arrivo
in mare dei pesticidi o dei concimi. Il lavoro ha raggiunto
un dettaglio senza precedenti, in quanto la carta permette
di valutare la situazione delle singole aree con una risoluzione
di soli 4 chilometri.