Emanuela
Orlandi ancora viva?
Pubblichiamo
un interessante articolo di Gabriella Carlizzi sulle vicende
legate alla scomparsa di Emanuela Orlandi.
Mi
chiedo cosa stia pensando in questo momento il professor
Francesco Bruno, Criminologo del Sisde, il quale provò
a fornire agli inquirenti indizi molto interessanti a sostegno
che Emanuela Orlandi è viva, e ben protetta non lontana
dal Vaticano.
E il professor Bruno non fu nemmeno il solo a “istigare”
eventuali e doverosi “atti dovuti” Atti che
forse non furono espletati sulla base di quanto il professore
dichiarò, pur essendo persona credibile.
Ed è apparsa strana l’assenza del Criminologo,
due sere fa, tra gli ospiti autorevoli di Matrix la trasmissione
condotta da Mentana….che ha affrontato il caso con
il pubblico televisivo.
Ciò che tuttavia rappresenta la maggiore garanzia
sulla certezza che Emanuela sia in vita, traspare dallo
sguardo bellissimo della mamma che non traduce il sentimento
della speranza, bensì spazza via finanche il dubbio
o il timore che la propria figlia sia morta.
E consentitemi di ritenere non conforme al caso specifico,
nemmeno il generico paragone sul piano psicologico espresso
da Federica Sciarelli conduttrice di “Chi l’ha
visto?” quando ha commentato il comportamento della
signora Orlandi come “normale” per tutte le
mamme che vivono situazioni simili, ed ha citato la signora
Pipitone, mamma della piccola Denise.
No. No. No.
A parte la convinzione dell’intera famiglia di Emanuela,
ripeto, la verità sta scritta negli occhi e nell’espressione
del volto della mamma, un’espressione lucida, ferma,
e quasi severa verso chiunque si azzardi a dire che Emanuela
è morta.
Questo caso lo seguii personalmente fin dall’inizio,
ma come ormai sembra essere una consuetudine di comodo,
derivante da poteri occulti, il fatto che più volte
io abbia tentato di parlarne con gli addetti ai lavori,
si è rivelato un inutile sforzo, perché nessun
magistrato, pur disponendo nei miei confronti di strumenti
punitivi in caso di mancato riscontro alla mia testimonianza,
si è mai degnato di convocarmi.
E l’ormai vergognoso alibi che qualcuno ancora avanza
su una mia presunta non credibilità, sta rendendo
ridicolo l’intero sistema giudiziario, atteso che
di persone realmente non credibili se ne ascoltano oltre
la logica oggettiva, anche perché, o credibile o
non credibile, è obbligatorio assumere a verbale
chiunque poi sia disponibile a firmarlo responsabilmente.
Anzi, in ordine ad altri casi irrisolti, e dei quali ancora
oggi sono in possesso non di indizi ma di prove, se le relative
famiglie delle vittime, tramite i loro avvocati rappresentano
agli inquirenti il desiderio di ascoltare quanto io ho da
dire, le stesse famiglie subiscono intimidazioni e dissuasioni
autorevoli, fino ad essere costrette a rinunciare ad un
loro legittimo diritto.
Tutti si chiedono: perché ci si comporta così
con Gabriella Carlizzi?
Non temo di rispondere io stessa.
Infatti chi di dovere sa bene che io sono a conoscenza di
molte verità riscontrabili, verità che toglierebbero
il velo del mistero e di conseguenza farebbero crollare
il mercato dei ricatti incrociati sui quali campano esperti,
mass-media, politici, e quanti altri considerano il recupero
della verità come un evento pericoloso per le tasche
dei poteri occulti, deviati, sporchi e trasversali.
Ebbene, all’epoca del “rapimento” di Emanuela
Orlandi, persone che mi conoscevano anche nell’ambito
delle mie parentele, seppero quanto io avevo direttamente
appreso da un mio prozio, potente Cardinale e morto alcuni
anni fa. Non a caso, a mio marito architetto, l’APSA
(Amministrazione Patrimonio della Santa Sede) , i responsabili
facevano prestigiosi incarichi al fine di liquidare una
parte di preziosi immobili di proprietà del Vaticano.
Ed anche di questo sono in grado di produrre prove documentali.
Fu così che un giorno ricevetti la telefonata di
una Suora dei Servizi Segreti del Vaticano, Suora che naturalmente
operava sotto copertura e falsa identità, tale “Suor
M.” la quale mi chiedeva se potevo riceverla insieme
ad un notissimo conduttore televisivo che all’epoca
curava una trasmissione in qualche aspetto simile a “Chi
l’ha visto?”.
Chiesi quale fosse il motivo di tale visita, ma la Suora
al telefono fu evasiva, mi disse solo che era una vicenda
molto delicata ed anche pericolosa, temendo di essere ella
stessa pedinata e ascoltata al telefono.
Come nipote del Cardinale S.G. , non me la sentii di rifiutare
la richiesta di detto incontro e pertanto le fissai un appuntamento
presso la sede dell’Opera di Carità, fondata
negli anni sessanta da Padre Gabriele Maria Berardi, noto
in tutto il mondo come Esorcista, tanto che lo chiamavano
“il Padre Pio di Roma”.
Fu così che nel giorno stabilito, si recarono in
via Rovigo 16, la Suora accompagnata dal noto conduttore
C.A.
Li feci accomodare e Suor M. introdusse il discorso con
estrema diplomazia, dicendomi: “Sai Gabriella, (confesso
che mi stupì l’immediato “tu”,
troppo confidenziale per chi mi incontrava per la prima
volta), conosciamo la tua forte personalità e la
tua onestà intellettuale, ma non devi offenderti
per quanto ti chiederà il dottor A. , non dipende
da lui che sarebbe ben lieto di averti ospite nella sua
trasmissione, purtroppo c’è qualcuno che se
sapesse che certe informazioni provengono da te, metterebbe
subito i bastoni tra le ruote …. “ E rivolta
al suo accompagnatore lo invitò ad espormi l’argomento
per il quale erano venuti a trovarmi.
Il dottor A., con un certo imbarazzo esordì: “
Signora Carlizzi, sappiamo che lei è a conoscenza
che Emanuela Orlandi è viva, e che si troverebbe
ben protetta nei pressi del Vaticano.
Come lei sa, io sto seguendo il caso nella trasmissione
da me condotta e vorrei, anche a nome degli autori, chiederle
se lei è disposta a svelarci quanto le risulta rinunciando
a che si faccia il suo nome, nel senso che sarebbe la trasmissione
a vantare la paternità delle informazioni.
In fondo per lei sarebbe come evitare di assumersi eventuali
responsabilità, qualora la magistratura inquirente
non trovasse riscontro a quanto da lei asserito…..”.
Lo interruppi: “Dottor A. la prego di alzarsi immediatamente
e di uscire da questa stanza. Mi dispiace per Suor M. che
non mancherò in seguito di contattare io stessa in
qualche modo, ma mi creda, mai avrei pensato che un giornalista
del suo spessore e che stimavo, cadesse tanto in basso.
Dica pure ai suoi interlocutori che preferiscono rimanere
nell’ombra, che sono tuttavia personalmente a loro
disposizione, non solo per confermare che la ragazza è
viva, ma per accompagnarli a prenderla, anche in questo
momento, se vogliono.
Ma ci si dimentichi che la soluzione di questo caso possa
essere da me ceduta ad altri. Lei sa molto bene che sono
stata “Assistente Volontaria” nel Supercarcere
di Paliano, ove ho seguito in particolare un detenuto, un
pentito della Banda della Magliana, molto vicino a De Pedis
per il ruolo che svolgeva all’interno della Banda.
E sa anche che il mio parente Cardinale ha svolto incarichi
di Tesoreria presso la Santa Sede … se ben ricordo
si occupò anche della liquidazione del patrimonio
di Padre Pio…
Le dico questo per farle capire anche qualcosa che potrebbe
riguardare personaggi molto vicini allo Ior. Ora per favore
la prego di andarsene.”
Il conduttore era in piedi davanti a me, si diede uno sguardo
con la Suora e insistette: “Signora Carlizzi da queste
sue poche parole sono sempre più convinto che lei
conosce la verità, e se accettasse di non comparire,
noi per ringraziarla potremmo elargire una consistente somma
per la sua Opera di Carità…. Magari anche con
il sostegno della Santa Sede….”
Ed io: “ Vede dottor A. forse lei non sa che tra Padre
Gabriele, fondatore di questa Opera, e il Vicario di Roma
Cardinale Poletti sono corsi sempre ottimi rapporti, rapporti
che sono poi continuati con me che ho sempre portato offerte
per le necessità del Vicariato di Roma, anzi ho proprio
qui sulla scrivania una lettera di Poletti in cui mi ringrazia
per la generosa offerta….” Gliela mostrai, e
a questo punto, scuotendo la testa, mi salutò in
fretta con un laconico: “Mi dispiace… peccato…”.
Da quel giorno incontrai molte altre volte Suor M. (quando
feci scoppiare lo scandalo a Monreale per l’Arcivescovo
Salvatore Cassisa), la quale comprese di aver fatto una
mossa sbagliata nel portarmi l’illustre conduttore,
e mi disse pure che aveva riferito al Santo Padre di quanto
si era verificato e del mio rifiuto a non comparire nella
vicenda.
Giovanni Paolo Secondo, era molto vicino sia a me che a
suo tempo a Padre Gabriele, quando grazie all’Opera
di Carità più volte Padre Gabriele riuscì
a far arrivare aiuti in Polonia, nonostante non fosse consentito.
Chiesi pertanto a Suor M. come il Santo Padre aveva commentato
il mio rifiuto alla proposta del conduttore, e la Suora
mi rispose: “Sai Gabriella, ha stupito anche me…
Ha detto che sei stata ispirata dallo Spirito Santo, perché
quella ragazza è un ostaggio nelle mani di chi vuole
gestire la stessa volontà del Papa. Ha detto che
forse dopo la sua morte Emanuela un giorno ricomparirà,
a meno che non si creino nuovi ricatti per chi sarà
il suo successore alla Cattedra di Pietro, ma ha sottolineato
che cercarla adesso sarebbe come farla uccidere…meglio
non muovere le acque….”
“Si, risposi, posso capire, ma la famiglia di Emanuela
soffre terribilmente…” … Suor M. mi interruppe:
“ Gabriella, proprio tu che hai tanta Fede dici questo?
Pensi che lo Spirito Santo non parli al cuore dei familiari,
rassicurandoli che la ragazza è viva e sta bene?”
Guardai Suor M. e ammiccai un mezzo sorriso, un po’
malizioso:” Vogliamo chiamarlo davvero “Spirito
Santo” oppure potrebbe avere un nome diverso…?”
La Suora a sua volta mi guardò e tacque… ed
io rimasi con la sensazione di un silenzio più eloquente
di una risposta.
Ma in fondo quale era la verità che il conduttore
voleva portare a conoscenza della pubblica opinione? Come
si erano svolti veramente i fatti?.
Diciamo che la “supertestimone” che ha riportato
alla ribalta il caso in questi giorni, qualche pezzo di
“verità” seppure manipolata ad hoc l’ha
detta, anche se il vero scopo per cui è stata “mandata”
è quello di mettere davvero sulla vita di Emanuela
una pietra tombale, vale a dire convincere che sia morta,
anche a costo di ucciderla davvero.
All’epoca dei fatti, i Servizi Segreti della Santa
Sede ebbero segnali di allarme circa la preparazione del
rapimento di una ragazza cittadina vaticana allo scopo di
“ricattare” il Santo Padre perché tacesse
su altri eventi drammatici e scandalistici nonché
massonici, che in qualche modo avrebbero potuto chiamare
in causa esponenti del Vaticano.
Il rapimento sarebbe stato organizzato dalla Massoneria
internazionale e deviata con la complicità di Autorità
italiane che non avevano visto di buon grado l’elezione
di un Papa polacco. Woityla , informato dai suoi Sevizi
di quanto era in procinto di verificarsi, consultatosi con
personaggi di sua fiducia, fu consigliato a precedere i
veri rapitori, in modo da fare apparire come “vero”
il rapimento della Orlandi, al fine di proteggerla e di
salvarle la vita.
E l’intento riuscì, anche se negli anni che
seguirono la ragazza, poi donna, di fatto divenne “ostaggio”
nelle mani di chi si opponeva a talune decisioni del Papa,
tanto più da quando la malattia lo rese sempre più
fragile agli occhi del mondo.
Ci fu un momento particolare, in cui la Orlandi stava per
essere veramente uccisa, se il Santo Padre non avesse accettato
ob torto collo e in gran segreto, di abbandonare ogni suo
potere decisionale, pur apparendo nel pieno possesso del
suo mandato fino al giorno della sua morte.
Mi chiedo e chiedo: “Possibile che nessuno si sia
accorto, o si è preferito chiudere gli occhi sul
fatto più eloquente e dal quale si poteva risalire
alla verità del caso Orlandi?
Possibile che nessuno si sia accorto che Papa Woityla ha
siglato per l’ultima volta il suo testamento nell’anno
2000?
Perché mai, se solo pensiamo cosa nel mondo si è
verificato dal 2000 in poi, negli anni successivi che pure
lo videro viaggiare da un oceano ad un altro, finchè
ebbe fiato per l’ultimo respiro?.
A quale ricatto fu sottoposto e da parte di chi, pur di
salvare la vita all’ostaggio Emanuela Orlandi?
Concludo con un mio personale pensiero: meglio non cercare
chi è ancora vivo , che rischiare di trovare morto
chi ha ancora tanta vita davanti a sé.
Rimango pur sempre a disposizione della magistratura inquirente
e dei familiari di Emanuela, nel caso volessero consultarmi
come persona informata sui fatti