Il Gazzettino

Iran, Rafsanjani fa la sua mossa

da Osservatorio Iraq
di Meir Javedanfar*

Il messaggio più importante che emerge dal sermone tenuto venerdì dall’Ayatollah Hashemi Rafsanjani è che il regime si trova attualmente di fronte a una delle sue crisi più importanti dai tempi della fondazione della Repubblica Islamica.

Questa tesi è in diretto contrasto con la posizione del presidente Ahmadinejad, il quale ha liquidato gli eventi come incidenti marginali e di minore importanza. Utilizzando la parola “crisi” di fronte a milioni di iraniani, il bersaglio principale di Rafsanjani era la Guida Suprema Ali Khamenei. Inviando un messaggio diretto a quest’ultimo, Rafsanjani ha messo in chiaro che, a meno che non venga trovata una soluzione che possa andar bene a entrambe le parti, la situazione di stallo si prolungherà, e ciò potrebbe essere pericoloso.

Il suo ammonimento è stato accompagnato da un esempio riguardante lo Shah, a proposito del quale egli ha detto: “fu la presenza della gente nelle strade che spezzò la schiena dell’arrogante regime dello Shah”.

Alla ricerca di strumenti di pressione

Invitando a rilasciare i dimostranti arrestati, Rafsanjani spera che i manifestanti lo vedano come un loro sostenitore, e di conseguenza continuino a protestare nelle strade. Questa è la parte più cruciale della sua strategia: schierarsi con la gente nelle strade e attirare il maggior numero di persone possibile. E’ questa molto probabilmente la ragione per cui egli è arrivato quasi alle lacrime quando ha chiesto il rilascio dei detenuti arrestati a seguito delle proteste. Tutti sanno che lo stesso Rafsanjani non ha un buon “curriculum” in fatto di diritti umani. Durante la sua presidenza, egli fu responsabile dell’assassinio di alcuni riformisti di primo piano alla fine degli anni ’90, in quelli che divennero noti come gli “omicidi a catena” dell’Iran. Tuttavia, l’ondata di arresti dopo le recenti elezioni lo ha fatto apparire meno brutale, ed ora egli intende sfruttare questo fatto al fine di migliorare la sua posizione negoziale nei confronti di Khamenei. Va qui sottolineato che non si sta parlando di un cambio di regime, ma piuttosto di un potere di contrattazione da utilizzare negli equilibri di forza all’interno del Paese.

Rafsanjani sa molto bene che, se il regime dovesse crollare, la sua posizione politica ed il suo impero multimilionario seguirebbero lo stesso destino. Tutto ciò che egli sta cercando è una posizione più forte.

Rafforzare il clero

L’altro tipo di pubblico a cui il suo discorso era indirizzato è il clero. “Il termine Repubblica Islamica”, ha osservato Rafsanjani, “non è un nome formale. Indica che l’Iran è sia una repubblica, sia un sistema islamico”. Entrambe queste caratteristiche “devono andare insieme. Se una di esse è danneggiata, non avremo più una rivoluzione né una Repubblica Islamica”. Rafsanjani sa che molti esponenti del clero si sentono tagliati fuori, e il fatto che Khamenei stia sottraendo loro il potere economico e politico è stato interpretato come un’aggressione contro quelle stesse istituzioni islamiche che diedero inizio alla rivoluzione. Il clero si sente anche amareggiato perché la rivoluzione non fu determinata dalla Guardia Rivoluzionaria. Essa giunse dopo che il clero aveva lottato per molti anni nelle moschee per introdurre l’Islam nella politica iraniana. Gli esponenti del clero avvertono che l’Iran di Khamenei sta facendo sempre meno affidamento sulle sue istituzioni islamiche, soprattutto quando si tratta di prendere decisioni importanti. Il clero avverte che dopo le recenti elezioni, il processo decisionale è meno basato sul consenso (ovvero su un loro coinvolgimento), come aveva invece aveva voluto Khomeini per la Rivoluzione Islamica.

Conclusione

L’obiettivo complessivo del discorso tenuto da Rafsanjani venerdì scorso era innanzitutto di accrescere la propria base di potere e rafforzare la propria posizione. Ciò è stato fatto in una maniera molto attenta. A differenza di Ahmadinejad, egli non ha accusato nessuno di corruzione; sebbene certamente avrebbe potuto farlo. Egli ha cercato di limitarsi all’argomento del giorno, ovvero alle manifestazioni, con la speranza che la legittimità possa tornare all’attuale sistema.

L’Ayatollah Khamenei una volta disse che la Repubblica Islamica è come un uccello – ha bisogno di due ali per volare. Khamenei e Mussavi sono una parte importante della sua ala di sinistra. Sebbene la Guida Suprema abbia recentemente virato a destra, egli non dovrebbe amputare l’altra ala del suo regime. Piuttosto, dovrebbe tornare a una condotta giudiziosa. Venerdì, Ali Akbar Hashemi Rafsanjani gli ha offerto un’apertura per fare esattamente questo. (29 luglio 2009)

(Traduzione a cura di Medarabnews)

Articolo originale

*Meir Javedanfar è un analista israelo-iraniano esperto di questioni mediorientali. E' co-autore di “The Nuclear Sphinx of Tehran: Mahmoud Ahmadinejad and the State of Iran”