Ai
bambini bisogna sempre dire la verità.
Anche quando l'argomento è doloroso e difficile come la morte.
Basta scegliere le parole giuste
di Paolo Landi”
La
perdita di una persona cara è uno dei momenti più difficili
da affrontare con i figli, soprattutto se piccoli. Nella nostra
società c’è un tale desiderio di rimozione della morte che
si è persa la capacità di parlarne.
La
morte ci circonda, ma siamo abituati a vederla nelle immagini
dei tg e finisce per sembrarci lontana. Quando ci tocca da
vicino, nella quotidianità e nei nostri affetti più cari,
non siamo quasi mai preparati ad affrontarla nel modo giusto.
Sì,
c’è un modo “giusto” di parlare della morte di una persona
cara a un bambino. Il primo istinto sarebbe quello di proteggerlo
dal dolore. Non facciamo altro che difendere i nostri figli
da ciò che crediamo causi loro uno choc e poi li lasciamo
liberi di sperimentare altre forme più subdole di violenza.
La morte va bene sul videogioco e in tv ma va mascherata o
rimossa quando ci sfiora davvero.
«Preferisco
che ricordino la nonna da viva» è l’alibi che ci dispensa
dall’affrontare un discorso impegnativo con i figli. Così,
il giorno della morte o del funerale li teniamo lontani: crediamo
di sollevarli dal peso del dolore, invece, provochiamo loro
solo un’angoscia maggiore.
Mai
minimizzare. Se della morte non si parla, se resta un tabù,
se i discorsi si fanno evasivi e le domande non hanno risposta,
un bambino elaborerà a modo suo quella perdita, tra sensi
di colpa e crisi di abbandono.
Il
professor Francesco Campione del Dipartimento di Psicologia
all’Università di Bologna che da anni lavora su questi temi
ha inaugurato questo mese un servizio psicologico gratuito
che dà indicazioni e sostegno ai bambini in lutto e per le
loro famiglie (tel. 051 552314 o 3386071342). Perché è importante
saper dire sempre la verità ai bambini. Certo, occorre un
linguaggio appropriato, ma non si deve mai nascondere un evento
triste come la morte di una persona cara.
Soltanto
vivendolo insieme, e condividendo il dolore, solo ricordando
i momenti belli di quando la persona cara era in vita e trasformando
la pena in nostalgia, gli eviteremo lo stress del contatto
con l’ignoto che la morte sempre provoca.
Ci
sono libri che parlano di questo problema e fiabe per i più
piccoli. Studiosi e psicologi come Francesco Campione, Donna
Schuurman (autrice di Mai più come prima, Armando editore)
hanno risposte per chi vuole sentirsi meno estraneo alla morte
e imparare ad accettarla quando arriva.