MILANO - Per entrare nella stanza
dell'orco non bisogna nemmeno bussare. Si saltano le presentazioni.
Nessuna maschera o identità posticcia. Al massimo:
un nickname a scadenza. In molti casi neanche quello. Entri
e fai i tuoi porci comodi, e anche ottimi affari. Indisturbato.
Impunito. Senza pagare un centesimo. Anche se con Internet
non sei un drago. Bastano un minimo di dimestichezza telematica
e un paio di dritte giuste per accedere gratuitamente alla
galleria degli orrori della pedofilia on line. Lì
si può mettere in piedi, in quattro e quattr'otto,
un mercato nostrano, redditizio. Scarichi, gratis, foto
vietatissime, e le rivendi.
Spiega un italiano che si firma Eric
e che conosco su un forum cileno: "Crei un free book
a costo zero, lo immetti sul web, attivi le modalità
di pagamento attraverso il solito sistema di carte di credito,
e il gioco è fatto". In un giorno puoi mettere
in cascina anche 10 mila contatti. Che sono un bel po' di
soldi. Su 10 mila visitatori il 10 per cento (1000 utenti)
acquista; un book di 10 foto viene sugli 80 euro (70 $);
in ventiquattro ore i più furbi riescono a tirare
su anche 80mila euro. Si chiamano pedosciacalli. Sono i
nuovi raider della pedofilia telematica. Scaricano gratis
e rivendono. Una figura di pedofilo autarchico, furbetto.
Il business prima del piacere sessuale. O assieme. Sono
loro, oggi, il vero incubo delle polizie postali di tutto
il mondo.
Per un po' di giorni abbiamo navigato
nel mare grande della pedopornografia: per capire quanto
fosse diffuso, e quanto fosse facile entrarci. Troppo, in
entrambi i casi. Abbiamo conosciuto i pedosciacalli e i
pedofili delle chat, quelli che si scambiano materiale non
a fini di lucro ma solo per piacere. E i pedofili culturali,
certo, la versione sofisticata, solo apparentemente platonica,
dell'orco. E poi i pedofili sfacciati, quelli che si mostrano
in viso e ti invitano a entrare nella loro "grande
famiglia". Quella dove l'amore "non ha barriere",
e "i nostri angeli e le nostre ninfe meritano solo
dolci carezze". Entrando in queste "grandi famiglie"
- sono 256.302 i siti web monitorati dal 2001 a oggi dalla
polizia postale, 155 quelli chiusi in Italia, 10.376 quelli
segnalati all'estero - abbiamo visto foto e video di bambini
e bambine di ogni età. Nudi, seminudi, qualcuno cosciente,
la maggior parte no, tutti abusati, ridotti a pupazzi con
lo sguardo vitreo dai loro aguzzini. È stato un viaggio
nell'orrore, in un nero mercato che prevede anche la morte.
I pedofili immettono nel circuito telematico immagini delle
loro prede da morte dandole in pasto - a pagamento, fino
a 20 mila euro in Europa, molto meno se riesci a scovarle
sugli ormai diffusissimi e più economici portali
mediorientali, soprattutto iraniani e iracheni o africani
- ai maniaci del pedosnuff (snuff, morire). Oppure le fissano
sul digitale quando devono ancora nascere.
Quando sono feti di sette-otto mesi.
"La merce più rara e più ambita della
pedofilia estrema, assieme ai bambini sfigurati vittime
di incidenti stradali, oggi sono le ecografie neonatali
- spiega don Fortunato Di Noto, dell'associazione Meter
impegnata da anni nella lotta alla pedofilia - . Gli "infantofili",
e cioè gli amanti del genere da 0 a 4 anni, una tipologia
in continua crescita, se le contendono a caro prezzo: anche
10 mila euro se l'immagine è nitida. E il commercio
sul web è sempre più fiorente". Alcune
ecografie provengono dagli ospedali e dagli studi medici
del Sud Italia, da Napoli, da Palermo, o dai paesini sonnacchiosi
dell'entroterra dove tutto accade e nessuno sa. Non sanno
i medici, non sanno le ostetriche, non sanno i genitori.
Chi sa benissimo ciò che sta facendo sono i cyber
utenti. Una tribù che ogni giorno a tutte le ore
si scambia materiale, esperienze, curiosità, indirizzi
web, consigli, sulla loro ossessione.
Sono un esercito gigantesco i pedofili
virtuali. Alex, americano del New Jersey, barba e capelli
stile Bee Gees, non si fa problemi a mostrarsi in viso,
sbracato in poltrona, o nel letto, in compagnia delle sue
lolite. Nel suo portale - del quale omettiamo volutamente
l'indirizzo ma che è in assoluto uno dei più
frequentati e forniti - Alex espone i prodotti della ditta.
Si va dai neonati alle bambine di sette-otto anni. Ci sono
foto da voltastomaco. Decine di porn lover page e in mezzo
lui, in canottiera, orgoglioso, che tiene in braccio una
bambina con addosso solo il pannolino. Mi informa che questo
mese c'è un'offerta speciale: "79 $ per tutta
la settimana". In pratica: paghi e per sette giorni
hai accesso alle immagini. Ma decine di foto sono scaricabili
senza pagare. Crearsi un quaderno personale è un
attimo. Rivenderlo, pure. Una delle cose più impressionanti
di questo mercato è la facilità con cui da
consumatore puoi diventare produttore. Per dire: ci sono
navigatori italiani che hanno spremuto il sito di Alex e
ne hanno fatto un pozzo di approvvigionamento per i loro
business. Non daremo il nome di questi e altri siti e chat
e forum - l'iniziale e basta - per evidenti ragioni. Se
ne occuperà la polizia postale. Gli adolescenti sono
già bombardati dai pedofili via telefonino: una pioggia
di messaggi per invogliarli a spogliarsi, a inviare foto
in cambio di ricariche telefoniche e piccole regalie. Un
adescamento sempre più diffuso, che ha per obiettivo
finale l'incontro.
I primi connazionali con cui entriamo
in contatto li incrociamo sul forum "K...". Una
chat di boylover e girlover dove si danno appuntamento pedofili
di tutto il mondo. Non ci sono foto, su "K"; solo
messaggi. Dopo essere stati esaminati e accettati accediamo
alla room chiamata the lounge. Michele-Ita e Salvatore-Ita:
ci si firma così, con nome - vero o falso che sia
- e sigla della nazione di provenienza. Michele mi dà
il benvenuto in inglese: "Ciao, sono felice di conoscere
una persona come me libera da pregiudizi. Questo - aggiunge
con soddisfazione - è l'unico forum dove si può
conversare liberamente e condividere in allegria la passione
per i bambini e le bambine". Provo a rivolgere a Michele
qualche domanda vagamente personale. E' evasivo. Mi dice
solo: "Ho 48 anni e adoro i bambini tra i 10 e i 14
anni". I pedofili (a eccezione dei "culturali")
non amano parlare troppo di sé. Di solito vanno subito
al sodo. Si concentrano sulla preda. Sulle fotografie, sui
video. Scambiano dritte sui siti dove poter reperire materiale.
Salvatore-Ita snocciola un indirizzo buono fatto di molti
numeri: "Vai su "2..." e troverai roba interessante".
Clicco. Si schiude l'home page di uno dei portali più
grossi e hard nel panorama della pedofilia virtuale. Sequenze
interminabili di neonati e bambini ritratti in pose oscene.
Mi accolgono in modo ospitale: "Benvenuto nella "sick...",
il paradiso della depravazione infantile". Scene di
sesso tra adulti e bambini, o solo tra bambini. Sono minori
di varie nazionalità. A occhio, soprattutto Europa
dell'Est, Asia, Africa. Secondo i dati raccolti dall'associazione
Meter e incrociati coi colleghi di altre nazioni, i bambini
coinvolti nel mercato pedopornografico sono oltre 2 milioni:
il 78% femmine, il 22% maschi. Per il 70% sono di razza
bianca, per il 20 di provenienza asiatica e africana, e
per il 10 di origine araba e mediorientale.
L'archivio di free photo su "2...."
è corposo. Basta cliccarci sopra e le puoi scaricare.
La prima e anche l'ultima cosa che pensi è: possibile
che nessuno riesca a bloccare quella sequenza di immagini?
Domenico Vulpiani è il direttore capo della polizia
postale: "I siti a pagamento, che in effetti contengono
anche delle foto e dei video scaricabili gratuitamente,
in realtà offrono sempre lo stesso materiale: sono
come un film porno, le immagini sono sempre quelle. Ai veri
pedofili oggi interessa roba nuova, produzione domestica,
casalinga, non i posati, pure hard e molto spinti, dei pay
site. Il materiale se lo scambiano nelle chat. Tra una discussione
e l'altra. Anche se apparentemente innocuo, il terreno più
infetto e pericoloso oggi sono proprio le chat". Lolita,
Fiordaliso, Ninfe. Nomi da retorica pedopornografica. Parole
chiave con cui accedere alle decine di forum dell'orgoglio
pedofilo. E alle loro bacheche. Sempre su "2...":
"Mi intriga molto la sezione dei ragazzini", scrive
un tedesco che si firma Hans B. Eric, dalla Francia, ringrazia:
"Complimenti per l'ottimo lavoro. Questo è in
assoluto il sito che preferisco". Hans B lo ritrovo
un paio di giorni dopo chattando su "C...", una
chat creata dal cileno Alain (vive a Santiago, fa l'insegnante,
film preferiti Fucking Amal e Lolita). "Vieni a trovarmi
su "f..." e su "l...". Poi mi dici cosa
ne pensi, a proposito di amore libero e senza più
barriere. Ok?". Aggiunge: "Ho molto materiale
da offrirti, tu ne hai? Potremmo scambiare qualche video,
cose con piccoli angeli di due o tre anni... ".
"La centrale mondiale della
pedopornografia oggi è San Pietroburgo - continua
don Di Noto - La maggior parte dei bambini e anche la produzione
di video e fotografie provengono da là. Gli italiani
quei siti li divorano, ne creano di loro ma su server stranieri.
Perché sui server italiani c'è un controllo
capillare e ormai serratissimo, divulgare materiale è
rischioso". Usa, Russia, Iran, Iraq, Israele, Sudafrica,
Nigeria: la mappa dell'"olocausto bianco", come
lo chiamano le decine di organizzazioni che combattono la
pedofilia in tutto il mondo, è in continuo e sfuggente
movimento.
Su 158 milioni di minori sfruttati
ogni anno in tutto il pianeta, si calcola siano almeno 2
milioni quelli coinvolti nel mercato pedopornografico. Una
tratta da 1 milione e 200 mila piccoli schiavi ogni anno.
I loro corpi ingrassano gli affari dei pedosciacalli. Le
persone arrestate per pedofilia on line dalla polizia postale,
dal 2001 a oggi, sono state 187; 3.346 le perquisizioni,
3.655 i soggetti denunciati in stato di libertà.
"Stiamo mettendo a punto una black list. In pratica
vieteremo l'accesso a tutti i siti pedopornografici con
i provider italiani - spiega Marcello La Bella, direttore
della polizia postale di Catania - Almeno con quelli...
Perché con i provider stranieri uno può accedervi
comunque".
Per questo la maggior parte dei nostri pedofili on line
si sposta, almeno virtualmente, in Olanda e in Belgio e
nel Lichtenstein (patria dei pedofili culturali). Per la
serie: fatta la legge, trovato l'inganno.
L'americano Alex è un pedofilo
sfacciato. Sa di rischiare la galera, anzi, come informa
nel suo sito, al fresco ci è già stato. Ma
tant'è, "amo i bambini e amo passare il tempo
in loro compagnia. Questo sito è una grande famiglia
dove chiunque può accedere". Altri, più
subdoli di Alex, autosdoganandosi e rivendicando il loro
diritto ad "amare i minori", si nascondono dietro
il fragile paravento della pedofilia culturale. Teorizzano.
Filosofeggiano sui portali dove è tutto un inno all'orgoglio
pedofilo. Si ammantano di una patina culturale, tirano in
ballo il Simposio di Platone. Poi abbandonano i sofismi
e si fiondano nella vetrina-labirinto dove sono esposte
le loro vittime: e lì comprano "piccole creature"
con cui divertirsi. Una delle principali porte di accesso
italiane alla pedofilia culturale è il sito "J...".
Sull'home page campeggia il ritratto di un adolescente con
la folta chioma pettinata a caschetto. Sopra c'è
scritto: ""J" è stato creato apposta
per quanti scoprono di potersi innamorare di bambini o giovani.
Di questi tempi - si legge - non è cosa facile scoprire
questa parte di sé. Qui si può parlare di
questi sentimenti in un'atmosfera confidenziale. Potrai
ascoltare come altre persone vivono questa condizione e
ti sarà possibile fare la tua scelta. Ricordati che
non sei solo!". E poi: "Ti aiuteremo a vivere
questo amore in un modo responsabile e rispettoso delle
leggi".
Sono discussioni che vorrebbero apparire
igieniche, quelle dei pedofili culturali. Chattando nei
loro forum si possono tracciare dei profili umani. Uomini
dai 30 ai 60 anni, cultura medio-alta, affetti da un apparente
sdoppiamento della personalità. Pedofili sì,
ma in senso buono, è la loro tesi. Che poi non si
capisce come sia possibile. Il confine è molto, troppo
labile. Scrive Carlo M, 46 anni, divorziato: "L'unica
forma di amore puro e innocente puoi provarla per un bambino.
Non credo più alle storie con gente adulta, uomo
o donna che sia. Tradiscono, mentono. Non hanno la purezza
e la sincerità dei nostri splendidi angeli".
Gli diamo corda, e così anche a Eugenio che si fa
chiamare Gene. Scrive: "Lo studio come lo sport sono
ambiti dove il bambino o l'adolescente può e deve
trovare libero sfogo. A noi tocca il compito di incanalare
quello sfogo in una crescita formativa". Può
sembrare una frase innocente, ma a leggere tra le righe
mette i brividi. Né conforta la tesi di Domenico
Vulpiani: "In realtà al vero pedofilo della
pedofilia culturale non importa nulla. Non gli servono le
parole ma le immagini".
Vado
per l'ultima volta nella child room di "2...",
e subito in quella, violentissima, di "P...".
Un link mi trascina nell'archivio "Lolita...".
E' un pugno al ventre. Mi inviano una cartolina dal Canada.
Non avrei mai voluto riceverla. Mi assale un conato di vomito.
Esco dalla stanza dell'orco con il desiderio di non entrarci
più. (16 luglio 2009)