IL
CORNO D’AFRICA, Gibuti, Somalia, Etiopia, Eritrea, luoghi
dimenticati anche se protagonisti di qualche decennio della
storia d’Italia. Territori fragili, oggi anche infestati
dai pirati, dove imperano i signori della guerra. Se non esiste
nessun controllo tutto può succedere, e allora ecco
che c’è anche chi specula sulle risorse idriche,
l’acqua in certi posti del pianeta è ancora più
preziosa del petrolio.
“I
signori della sete” (Piemme, 428 pagine, 19,50 euro)
infatti, è il titolo di un romanzo ambientato a Gibuti,
verso la fine degli anni Sessanta, e scritto da Sergio Grea:
nato a Genova, milanese d’adozione, è in pensione
da diversi anni dopo essere stato supermanager nel settore
petrolifero. Ha concluso la sua carriera prima come amministratore
delegato e poi come presidente di MonteShell. Per il suo lavoro
ha girato in tutto il mondo, vivendo per cinque anni nel Corno
d’Africa, tra Gibuti e Addis Abeba, insieme alla famiglia.
«Una
volta sono andato per lavoro in una zona interna, una depressione
sotto il livello del mare, una conca di fuoco. E ho visto
una scena che non dimenticherò mai più»
racconta Grea «Lontano, tra le dune, intorno ad un pozzo
d’acqua, c’era un gruppo di nomadi, uomini, donne,
bambini, con tante capre, neanche un dromedario, ciò
significa che erano poverissimi. Per vivere, trasportavano
il sale. Il capo dei nomadi stava negoziando il prezzo dell’acqua
con delle persone. Il pozzo più vicino era a venti
chilometri. Dopo aver pagato, cinque nomadi si sono riempiti
le loro fiaschette, hanno dato da bere alle capre e ad una
bambina, hanno bevuto un sorso a testa, e hanno cacciato via
tutte le donne e gli altri bambini assetati, che imploravano
per un goccio d’acqua».
Una
scena terribile, che dovrebbe far riflettere, tutte le volte
che facciamo scorrere l’acqua dai nostri rubinetti senza
un vero motivo. Se si vive un momento di tale drammaticità,
se si assiste a un tale sopruso, è impossibile non
diventare coscienti dell’assoluta necessità di
non sprecare l’acqua. Se non stiamo attenti, la scarsità
di risorse idriche potrebbe diventare una delle emergenze
più angoscianti del futuro. «Oggi le cose vanno
un po’ meglio rispetto agli anni Sessanta» continua
Grea «Grazie agli aiuti europei, sono stati scoperti
alcuni pozzi d’acqua. Sono stato cinque anni a Gibuti,
mi ero trasferito lì con mia moglie e i miei figli
piccoli, e ha piovuto una volta sola. Una volta è arrivato
un uragano, il giorno dopo la terra era asciutta come prima.
L’acqua potabile arrivava in battello dall’altra
parte del Golfo di Aden, dallo Yemen. I signori della sete
si arricchivano sulle spalle della povera gente, proprio come
i signori della guerra, i contrabbandieri di armi. Controllavano
il territorio e campavano con mille soprusi».
«Il
Corno d’Africa» prosegue lo scrittore «è
una terra dimenticata da Dio, ancora oggi piena di conflitti,
ma che attrae meno l’attenzione internazionale rispetto
al Medio Oriente. Ciò non toglie che ci fossero delle
persone oneste, che hanno messo a rischio la propria vita
per lottare contro tutte le ingiustizie e per l’indipendenza
dei loro Paesi. È incredibile la vita in quella parte
dell’Africa. È stata un’esperienza unica,
meravigliosa, una terra che emana una bellezza orrida, che
colpisce e ti lascia un segno dentro».
«L’idea
del romanzo è nata in quegli anni, infatti è
ambientato negli anni Sessanta» continua Grea «All’epoca
di cui parlo c’erano molte aspettative intorno al petrolio»:
“I signori della sete” verrà presentato
domani a Genova presso la Facoltà di Scienze Politiche,
Aula Mazzini, via Balbi 5 alle ore 17, racconta le vicende
di Nic Morgan in un momento di difficile della sua vita. La
moglie Lucy è morta in un incidente d’auto, insieme
all’amante, e così Nic ha scoperto il tradimento.
Sul lavoro ha dei nemici, due personaggi ambigui che aspirano
al suo posto di vicepresidente di una multinazionale petrolifera
e cercano di metterlo in cattiva luce con il capo.
Infatti,
Nic viene mandato via da San Francisco e spedito nel Corno
d’Africa. Si trova in una situazione bollente, inglesi
da una parte, francesi dall’altra e Islam dovunque,
mentre i paesi confinanti tramano per far diventare la zona
una polveriera. Ma quella è anche una terra bellissima,
piena di ricchezze naturali di cui, però, la popolazione
non può disporre in alcun modo. Così Nic, insieme
ad alcuni colleghi, cerca di dar vita a progetti di cooperazione
internazionale per ridare l’acqua a coloro a cui appartiene
di diritto, un modo per superare la crisi e sentirsi di nuovo
utile. Per ricostruire la sua vita. (7 luglio 2009).