Continua la ricerca di fonti alternative di carburante che
facciano divenire il petrolio solo un lontano ricordo.
A provarci è anche l’Agricultural Research Service
(ARS), il polo di ricerca dell’omonimo dipartimento
statunitense dell’agricoltura.
Gli scienziati dell’ARS sono infatti riusciti a dimostrare
che gli zuccheri semplici contenuti nel succo dell’anguria
possono essere convertiti in etanolo.
E’ cosa nota che questo tipo di biocarburante sia attualmente
prodotto principalmente da colture come mais, sorgo e canna
da zucchero che, non solo sono discutibili dal punto di vista
della sostenibilità, ma offrono un rapporto terreno
coltivato/prodotto ottenuto inferiore ad altre generazioni
di biofuel.
Il centro non è nuovo a questo tipo di indagini: i
lavori pubblicati finora dall’ARS hanno preso in esame
una varietà di materiale da utilizzare come materia
prima per la produzione di bioenergia, dalle foglie esterne
della comune insalata ai gusci delle mandorle, dagli scarti
derivanti dalla lavorazione delle arance a tutto ciò
che avanza dai raccolti agricoli. E anche in questo caso è
la porzione scartata dal mercato delle angurie ad interessare
i ricercatori che hanno stimato che del raccolto statunitense
dell’anno 2007 circa il 20% del totale, a causa di difetti
e di deterioramenti, è stato dirottato a settori esterni
al mercato ortofrutticolo.
In attesa di pubblicazione, gli studi dimostrano come questa
porzione di scarto possa essere impiegata per l’estrazione
di glucosio, fruttosio e saccarosio utili alla sintesi di
bioetanolo con un rapporto 20:1 e per ottenere il massimo
gli scienziati stanno cercando di degradare anche la crosta
attraverso trattamenti chimici ed enzimatici; gli scarti possono
inoltre essere ulteriormente processati per estrarre licopene
e citrullina, molecole destinate all’industria farmaceutica,
rendendo dunque l’intero processo di degradazione più
economico. (31 maggio 2009)