Il Gazzettino

Influenza suina, quale la verità?

Volevo capire quanto ci fosse di veramente allarmante in questa nuova influenza che comincia a far paura al mondo, ed ho consultato tutto il consultabile dai siti americani ed italiani, in particolare ho letto le fonti del CDC americano e del Ministero Lavoro, Salute e Politiche Sociali oltre quanto dice la Direzione Generale e la Prevenzione Sanitaria Italiana e Internazionale. Di seguito le conclusioni a cui sono arrivato.
Cominciamo con il dire che la cosiddetta influenza suina, così come l’influenza stagionale, può causare l’aggravarsi di patologie croniche pre-esistenti, quali la polmonite e l’insufficienza respiratoria. Inoltre, così come l’influenza stagionale, anche l’infezione da virus suino può presentarsi nell’uomo in forma lieve o grave.
Precisiamo subito che i virus non si trasmettono attraverso la carne di maiale e i prodotti derivati, che l’uomo può continuare a mangiare tranquillamente se la cuoce a temperatura interna di 70-80 gradi, necessaria ad uccidere sia il virus dell’influenza suina che gli altri batteri e virus eventualmente presenti.
I virus influenzali possono essere trasmessi direttamente dai maiali all'uomo e dall'uomo ai maiali. Le infezioni umane con virus influenzali di origine suina si manifestano con maggiori probabilità in persone che hanno contatti ravvicinati con i suini , come negli allevamenti o nelle fiere zootecniche. E' possibile anche la trasmissione da persona a persona. Si ritiene che ciò accada con le stesse modalità di trasmissione dell'influenza stagionale, cioè attraverso la diffusione di goccioline di secrezioni naso-faringee con la tosse e lo starnuto. Le persone possono anche infettarsi toccando superfici contaminate con secrezioni infette portando poi alla bocca e al naso le mani. Per questo il lavaggio delle mani è una misura molto importante per ridurre il rischio di infezione.
I CDC americani hanno verificato che il virus si sta diffondendo da persona a persona, anche se non si conosce quanto facile possa essere questa trasmissione.
Per ottenere in tempi brevi una diagnosi di influenza suina basta raccogliere un piccolo campione di secrezioni respiratorie entro i primi giorni dall’inizio dei sintomi e lo si invia ad un laboratorio di riferimento della rete Influnet, coordinata dall’Istituto Superiore della Sanità.
Per quanto riguarda l’uso di farmaci, sembra che il virus sia abbastanza resistente ad alcuni antivirali mentre allo stato solo Oseltamivir e Zanamivir sono raccomandati per il trattamento/prevenzione dell'Influenza umana da virus influenzale suino.
La storia dell’influenza suina nel corso del secolo scorso ricorda l’epidemia che colpì i soldati di Fort Dix, nel New Jersey. Era l’anno 1976 e circa 200 soldati risultarono positivi ai test e di questi 4 furono devastati da polmonite e ci fu anche un decesso. L’episodio determinò una estesa campagna vaccinale antinfluenzale.
A proposito dei vaccini, bisogna ricordare che tra le reazioni analizzate vi sono sindromi neurologiche anche gravi connesse ad uno scompenso del sistema immunitario. Questo accadde anche negli U.S.A. quando in seguito all’episodio citato a Forte Dix venne avviata una campagna di vaccinazione contro il virus della febbre suina che determinò 535 casi di di Sindrome di Guillain-Barre, una grave forma di paralisi periferica, con 23 casi che risultarono mortali. Probabilmente si ottenne un danno superiore rispetto a quello che avrebbe provocato la malattia che il vaccino doveva debellare. Il vaccino fu sospeso e per fortuna anche la pandemia si fermò. Questa storia dei fatti accaduti è stata mandata in onda dalla trasmissione Report della RAI, che ha messo in evidenza i legami fra quanto si è detto sull’epidemia del 1976 e la recente vicenda dell’Aviaria, ponendo l’accento sugli interessi delle case farmaceutiche e i rapporti che esse avevano con il governo americano.
Non vorremmo trovarci ancora una volta di fronte ad uno di quegli agenti infettivi creati in laboratorio nell’ambito della dannata guerra biologica.
Inoltre il Tamiflu, farmaco già testato inutilmente in Mexico in questi giorni, sembra che stia tornando nuovamente in auge attraverso le dichiarazioni del presidente della società italiana di virologia già presidente vicario dell’European Society for virology, la Esv, che proprio in questi giorni ha dichiarato che “La buona notizia é che il virus sembra sia sensibile ai farmaci antivirali, all'oseltamivir (Tamiflu). Qualora sorgesse il rischio di diffusione abbiamo farmaci utili a combatterlo efficacemente!”.
Ma possiamo essere veramente tranquilli? Il Tamiflu non è lo stesso farmaco di cui è stata già verificato l’inefficacia e l’inutilità proprio nei posti dove si è sviluppato il focolaio infettivo?
L’ipotesi diventa quasi certezza leggendo un articolo di Enrico Moriconi, che a sua volta ne cita uno pubblicato sul Manifesto nel 2006 dove viene spiegato come ai tempi dell’aviaria questo farmaco fosse già considerato un flop dalla stessa Roche, la casa produttrice, e di come un certo Donald Rumsfeld abbia guadagnato un mare di dollari essendo un azionista della società che per prima aveva sintetizzato l’antivirale di base del Tamiflu, facendo partire la paranoia dell’utilità del farmaco.
Inoltre anche su Wikipedia la traduzione dello studio Cochrane, porta alla conclusione che il Tamiflu non serve a niente e che in qualche caso ha provocato anche qualche morto, in specie in Giappone dove pare che se ne faccia un uso smodato.
Però, nonostante tutti o quasi affermano che non serve a curare la nostra influenza suina, per uno strano caso da due giorni a questa parte se ne parla sempre di più.
Per fortuna che in Italia c’è chi come il Professore Adriano Mantovani ha dichiarato al giornale il Foglio che questo allarme è “una chiara conseguenza degli avanzamenti nel sistema di sorveglianza sulle epidemie. Intendo dire che, un tempo, episodi come quello registrato in Messico erano passati tranquillamente sotto silenzio. Oggi, invece, la sorveglianza messa in atto dall’Oms è molto più capillare ed efficiente, e i virus nuovi li ‘becchiamo’ di volta in volta, appena si manifestano”. Pertanto oggi è diventato molto facile enfatizzare problemi in realtà di dimensioni molto limitata, cosi come accadde con la Aviaria o la Sars. Il Professore aggiunge che “si fa molto terrorismo, in tema di epidemie, e vedo in giro molta voglia di dar retta ai terroristi.” Mantovani ricorda che “negli anni Settanta, in Somalia, ci trovammo di fronte a un’epidemia di pseudo-peste dei polli (la cosiddetta ‘malattia di Newcastle’) che andava avanti già da un pezzo: i polli morivano per volontà di Allah, dicevano gli allevatori. Poi il virus fu isolato e studiato, e oggi lo conosciamo benissimo. E’ il virus della cosiddetta ‘moria dei polli’, che negli uomini, per fortuna, può dare soltanto fenomeni di congiuntivite”.
Certo è che le parole dello studioso corrispondono anche ad una verità statistica, una volta questi fenomeni avevano periodicità molto più ampie oggi invece mediamente ogni tre anni si presenta una fiammata epidemica. Sarà sicuramente merito dei controlli della O.M.S., di certo resta il dubbio che in questo gioco demoniaco si intrecciano interessi di multinazionali del farmaco che si organizzano per porre in essere periodici business miliardari che ricadono sulle spalle di una umanità sempre di più impaurita ed offesa dal potere dei pochi che detengono il controllo economico del pianeta. (30 aprile 2009)

Vincenzo Branca