ASTROFUTURO
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RICERCA Nonostante la crisi, l'Europa ha rilanciato, puntando
dieci miliardi di euro sugli studi spaziali. La Nasa, invece,
spera in Obama. Nel 2009, anno mondiale dell'astronomia.
Tra nuove potenze e specialisti dell'invisibile, previsioni,
esperti di razzi, missioni su Marte, donne sulla Luna e
turisti in navicella
di
Sylvie Coyaud
Era
un 26 novembre buio e tempestoso, ma diciotto ministri per
la Ricerca dei Paesi riuniti all'Aia per decidere il budget
dell'Agenzia spaziale europea (ESA) sfidarono la bufera
finanziaria e le diedero un aumento: dieci miliardi di euro,
invece dei 7,8 del triennio precedente. Dopodiché
brindarono al 2009, anno mondiale dell'astronomia. I giornalisti
non erano invitati, ma Declan Butler di Nature riusciva
ugualmente a intercettare il direttore scientifico dell'Esa,
David Southwood, raggiante per la bella sorpresa. Si aspettava
tagli. Anche noi. D'accordo, l'esplorazione spaziale costa
meno del salvataggio della General Motors, ma le priorità
sono altre: sussidi ai disoccupati e ai pensionati, poi
se rimane qualcosa c'è da investire in scuole, tribunali,
trasporti, sanità, sicurezza, cultura, piste ciclabili,
energie alternative. Chi prova il bisogno impellente di
saperne di più sul moto di Plutone, alzi la mano.
Due, tre, i soliti lettori di scienza e fantascienza. Gli
altri, ai quali pochi mezzi d'informazione hanno osato rivelare
quell'uso sconsiderato delle loro tasse, sospetteranno i
politici d'esser stati colti da cupio dissolvi. Dal mazzo,
tolgano però gli italiani, unici a ridurre la propria
quota, e in uno solo (i satelliti GMS/Kopernikus) dei programmi
approvati. Sperano che molti degli strumenti necessari saranno
lo stesso costruiti e pagati ad aziende italiane. A loro
difesa va detto che il Paese è seriamente al verde.
A onor degli altri, che per una volta hanno pensato più
in là delle prossime elezioni. Rilanciare l'industria
astronautica è una scelta saggia. Gli addetti sono
estremamente qualificati, sarebbe stupido farseli portar
via da una nazione uscita ieri dall'indigenza. Alcuni miliardi,
poi, saranno spalmati dal 2010 al 2018, è un'industria
dai tempi lunghi. Ci sono voluti venticinque anni per preparare
la missione Cassini, attualmente tra le lune di Saturno.
È la più grandiosa mai realizzata e dai risultati
così spettacolari che Carolyn Porco, responsabile
scientifica, è la consulente del prossimo Star Trek.
Occhi di velluto nero, pelle di pesca, statuaria, se fossi
il regista la includerei nel cast. Insieme a Patrizia Caraveo,
responsabile scientifica del telescopio spaziale europeo
XMM Newton, occhi color tempesta, ciocche dorate, e ça
va sans dire, statuaria anche lei. Sarebbero una coppia
strepitosa, Jane Russell e Marilyn Monroe, e siccome hanno
una bella voce, nel finale canterebbero "I lampi gamma
sono i migliori amici delle ragazze". Per Carolyn Porco,
manca poco alla scoperta degli alieni. Per Patrizia Caraveo,
sarebbe opportuno saperne di più sull'universo. "È
casa nostra, eppure conosciamo solo il quattro per cento
di materia visibile. Sul 96 % - materia oscura, energia
oscura - abbiamo ipotesi e teorie, deduzioni sempre più
convincenti". Lei è una specialista dell'invisibile,
oggetti celesti che non emettono radiazioni elettromagnetiche
nelle frequenze della luce. Nel 1983, insieme a Giovanni
Bignami ha scoperto la stella di neutroni Geminga, che in
inglese si pronuncia gh'è minga, essendo stata battezzata
da quei due in milanese, mentre osservavano gli effetti
sul panorama celeste circostante di quella cosa che "sull'orizzonte
ottico non c'è", per cantarla con Ivano Fossati.
Dal canto suo, Carolyn Porco pensa che la ricerca spaziale
vada riservata all'internazionale "pacifica e solidale
degli astrofisici puri". Non agli impuri remunerati
dai militari, intende. Per dirottare nella Nasa parte dei
miliardi che Bush elargiva alla Difesa, conta su Barack
Obama. Il quale Obama la settimana prossima traslocherà
alla Casa Bianca e dovrà confermare oppure sostituire
Michael Griffin, attuale capo della Nasa. Da due mesi Mike
"il duro" ostacola la "squadra di transizione"
che deve riferire al presidente eletto la situazione della
Nasa, che è nei guai. Per volere del presidente quasi
scaduto, doveva mandare uomini sulla Luna e da lì
su Marte entro il 2025. Prima del 2030, al più tardi
e senza aumenti di budget. Quindi ha cancellato certi programmi,
altri sono stati "sospesi", ma subiranno la sorte
dei precedenti, perché quelli in via di realizzazione
hanno tutti superato il preventivo. La navetta tuttora in
servizio va sostituita prima di un altro dramma, ma della
prossima non esiste neppure un prototipo. Sarebbe un'umiliazione
imbarcarsi sullo sferragliante vettore russo, un dinosauro
dal punto di vista ingegneristico, per andare sulla stazione
spaziale. Ma questa ha ancora un senso come fermata intermedia
verso la Luna oppure l'ha perso con il crollo dell'Unione
Sovietica, tant'è che i moduli aggiunti da europei
e americani non rabboniscono Vladimir Putin? Il 26 novembre,
non era ancora di dominio pubblico che Griffin avesse mandato
una mail ai sottoposti e a tutti i direttori delle aziende
sotto contratto con la Nasa, stabilendo che alla squadra
di transizione andavano fornite soltanto informazioni approvate
da lui personalmente. Avrà magagne da coprire? Forse,
però ha fama di essere un repubblicano onesto. Nonché
un grande esperto di razzi, maleducato, arrogante e iracondo.
Come vari amministratori nominati da Bush, gestisce l'Agenzia
da feudatario, per conto del sovrano. È probabile
dunque che Mike "il duro" perderà il posto.
In questo contesto, la scommessa degli europei sembra essere
questa: Obama finirà per lasciar perdere la stazione
spaziale. Rafforzerà invece le missioni scientifiche
dai risvolti sociali (climatologia, oceanografia, non soltanto
missioni nello spazio esterno) come aveva promesso in campagna
elettorale. Utilizzerà la Nasa a scopi diplomatici,
per ricucire i rapporti con Paesi disgustati dalla guerra
in Iraq. La Francia dai capienti razzi del programma Ariane,
per esempio. Quindi spingerà la Nasa a fare cassa
e progetti comuni con l'Esa, inserendola nelle collaborazioni
che ha in corso con le nuove potenze spaziali, Cina e India.
Sarebbe una mossa interessante. Perché isolerebbe
la Russia, il cui bullismo è inquietante, avvicinerebbe
l'Occidente a Paesi indispensabili per la soluzione di altre
emergenze americane: ridurre le emissioni di gas serra,
trovare nuove fonti di energia, ottenere l'aiuto di Cina
e India per fare uscire i Paesi subsahariani da crisi ben
più gravi di quella economica. Le previsioni degli
astrofisici e degli ingegneri, che ad alcuni sembreranno
troppo ottimistiche, sono invece realistiche perché
si basano su premesse diverse. Nelle intenzioni, la scommessa
europea combacia con il programma elettorale del nuovo Presidente.
La maggior parte di quei dieci miliardi di euro sono puntati
sul futuro, diceva all'Aia la ministra francese Valérie
Pécresse. Verranno costruite grandi opere pubbliche:
una rete di satelliti e il software che ne rende i dati
compatibili, utilizzabili da chiunque voglia partecipare
per monitorare gli eventi meteo e prevenire i disastri ambientali.
Una parte più modesta servirà alla ricerca
di base, materia ed energia oscura, buchi neri. Com'è
fatta l'atmosfera dei pianeti attorno ad altri soli. Quant'è
spessa la crosta di ghiaccio sull'Europa, la bianca luna
di Giove, e se c'è vita altrove nel nostro sistema
solare, su pianeti che orbitano attorno a soli vicini. Se
la Nasa risponderà di sì entro settembre,
per costruire insieme una piccola astronave dalla quale
un robot scenderà e sulla quale risalirà con
una manciata di terra marziana, da riportare sulla Terra.
Le previsioni sono realistiche, anche perché si fondano
su una premessa dalle origini così antiche da sembrare
un mito. Racconta di uno strano bipede spelacchiato, uscito
dal grembo dell'Africa pur di vedere cosa c'è oltre
la montagna, oltre lo stretto, oltre l'oceano, e che neppure
il cielo riesce a fermare. (Foto dell'agenzia NB Pictures/G.
Neri)
DIECI
ANNI PRIMA DI JULES VERNE "Come fossi una bolla di
sapone o una silfide che non tocca terra con i piedi",
o più correttamente "Luna", precisa deliziosamente
Urania, spedita nello spazio dalla penna di Ernesto Capocci.
Nel 1857, quando lo scienziato napoletano, già direttore
dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte, immaginò
che a esplorare "la bella Cinzia", nel suo "Viaggio
alla Luna" fosse una donna, accompagnata da Arturo,
astronomo artigliere, con sei membri di equipaggio, in un
futuristico 2050 quando, a suo dire, le conoscenze astronomiche
e fisiche avrebbero realmente consentito un viaggio di questo
tipo. In questo 2009, Anno internazionale dell'astronomia,
si possono dunque ricordare le descrizioni che la viaggiatrice
annotava entusiasta col naso premuto contro il finestrino:
"mari simili a oceani, spazi circolari come antichi
circhi druidici, strisce rettilinee albicanti che s'irraggiano
da diversi centri...". Di quelle immaginazioni resta
senza dubbio immutato il fascino, e allo scienziato partenopeo
va il merito di aver affidato all'esperienza di una donna
il suo desiderio di divulgazione, in una Napoli nutrita
di "fantascienza", che immaginava, almeno dieci
anni prima del più noto Giulio Verne, di visitare
la Luna. Agnese Palumbo
TURISMO
SPAZIALE Cinque anni fa, a Mojave, California, Brian Binnie
portava a termine con successo il test di volo della Space
Ship One, prima navetta spaziale commerciale del mondo.
A partire dal 2010 sarà lui a portare i turisti nello
spazio con una delle 40 navicelle spaziali della flotta
di Richard Branson. Ovvero, Virgin Galactic. Trecento biglietti
già venduti: 200 mila dollari per una gita nello
spazio che dura due ore e mezza, inclusi i cinque minuti
in assenza di gravità. "Sono stato pilota di
aerei da guerra della US Navy per vent'anni e durante la
prima guerra in Iraq atterravo sulle portaerei con il mare
in tempesta", ci racconta Binnie. "Ma volare nello
spazio con un motore a razzo è un'altra cosa. I 90
secondi di accelerazione dopo il distacco dell'aereo di
trasporto e l'accensione del razzo a 15.000 metri di quota
sono un'esperienza unica. In 60 secondi si raggiungono i
3,2 Mach, 1000 metri al secondo". Qual è il
momento più emozionante? "A 60 chilometri di
quota, quando il motore a razzo si spegne e dal rumore più
assordante si passa al silenzio più assoluto. La
forza di gravità scompare improvvisamente e con lei
il peso del corpo". Ma è soltanto un divertimento
per privilegiati. "Non sono d'accordo. Più i
voli diventeranno numerosi più si ridurranno i loro
costi. E questo progetto, che è meno inquinante,
più economico e sicuro di tutti gli altri, potrebbe
rivoluzionare i voli spaziali e attirare investimenti in
questo campo". Voli suborbitali da una parte all'altra
del globo terrestre, hotel nello spazio: non sono più
science-fiction. Ulf Lüdeke